Un insolito contrattempo ha colpito un pensionato di Perugia di 66 anni, trasformando una breve apparizione cinematografica in un vero e proprio incubo burocratico. La sua partecipazione come corista in un film gli ha fruttato 166,60 euro lordi, ma ha innescato una richiesta dell’Inps di restituire prima 54 mila euro, cifra poi ridotta a 26 mila euro. Il caso è stato evidenziato dal quotidiano Il Messaggero nelle sue pagine dedicate all’Umbria.
Il pensionato faceva parte di un gruppo corale di dilettanti, abituati a esibirsi sia in Italia che all’estero senza fini di lucro. “In cerca di un’esperienza nuova e per puro divertimento”, come ha raccontato lui stesso al Messaggero, “ho accettato con alcuni amici la proposta di fare da comparsa in un film girato in provincia di Roma, in una scena ambientata in un contesto religioso”. Questa partecipazione occasionale si è trasformata in un vero e proprio calvario quando l’Inps ha interrotto la sua pensione, interpretando il compenso ricevuto come reddito da lavoro dipendente.
La situazione è diventata ancora più complicata quando l’Inps, dopo aver esaminato i documenti fiscali forniti dalla società di produzione, ha deciso di sospendere l’erogazione della pensione dell’uomo per il 2022 e il 2023, ritenendolo indebitamente percepito incompatibile con l’attività lavorativa svolta. Questo ha portato a una richiesta di rimborso iniziale di oltre 54.000 euro, successivamente ridotta a poco più di 26.000 euro dopo un aggiornamento della situazione reddituale del pensionato, che ha comunque dovuto restituire circa 5.000 euro già trattenuti dall’Inps nella fase di liquidazione degli arretrati.
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