Le Regioni italiane chiedono al Governo un Fondo Nazionale per l’IA Territoriale Responsabile e una governance unitaria dell’innovazione digitale, con l’obiettivo di ridurre la frammentazione tecnologica e rafforzare la sovranità digitale del Paese. La proposta è stata definita durante il Festival delle Regioni, nell’ambito della Commissione per l’Innovazione tecnologica e la digitalizzazione, coordinata da Tommaso Bori, vicepresidente della Regione Umbria. Nel corso dei lavori sono stati approvati un Manifesto comune e un Accordo di collaborazione interregionale, destinati alla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome. I due documenti delineano un modello di cooperazione tra amministrazioni per gestire l’impiego dell’intelligenza artificiale, condividere infrastrutture e affrontare la fase successiva alla conclusione degli investimenti del PNRR, anche in vista della programmazione europea 2028-2034.
Un fondo nazionale per portare l’intelligenza artificiale nei territori
Tra le richieste avanzate dalle Regioni al Governo figura la costituzione di uno strumento finanziario specifico per sostenere l’adozione dell’intelligenza artificiale nella pubblica amministrazione e nei sistemi produttivi locali.
Il progetto prevede l’istituzione del Fondo Nazionale per l’IA Territoriale Responsabile, alimentato attraverso una quota del Fondo per l’Innovazione Tecnologica e le risorse che saranno rese disponibili dai futuri programmi europei.
I finanziamenti dovrebbero sostenere progetti condivisi tra più amministrazioni, evitando che ogni territorio sviluppi autonomamente soluzioni simili, con conseguente aumento dei costi.
Le risorse sarebbero destinate anche alla formazione digitale di cittadini, lavoratori e dipendenti pubblici, oltre che alla sperimentazione di applicazioni dell’intelligenza artificiale in ambienti controllati, le cosiddette sandbox, con il coinvolgimento dell’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) e dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN).
Un altro ambito riguarda il monitoraggio delle conseguenze dell’automazione sul mercato del lavoro, attraverso osservatori regionali incaricati di analizzare i cambiamenti occupazionali.
Il fondo dovrebbe inoltre consentire di trasformare i progetti sperimentali già verificati in servizi effettivamente utilizzabili dalle amministrazioni, dai cittadini e dalle imprese.
Cloud federato e poli digitali per ridurre la dipendenza tecnologica
Il secondo elemento della strategia riguarda le infrastrutture informatiche pubbliche.
L’Accordo di collaborazione interregionale, definito ai sensi della legge 241/1990, propone un’organizzazione federata nella quale le Regioni possano condividere tecnologie e servizi senza rinunciare alle rispettive autonomie amministrative.
Il modello prevede la possibilità di stipulare accordi specifici tra due o più enti per sviluppare Poli Digitali, datacenter e servizi cloud condivisi, utilizzando infrastrutture qualificate dall’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale.
Le iniziative potranno essere realizzate anche in raccordo con il Polo Strategico Nazionale, nell’ambito di un sistema che punta a garantire maggiore coordinamento tra le amministrazioni pubbliche.
L’obiettivo è limitare la duplicazione degli investimenti e contenere il rischio di dipendenza da grandi fornitori tecnologici extraeuropei, mantenendo il controllo pubblico sulle infrastrutture considerate strategiche.
Particolare attenzione viene riservata anche alla gestione dei dati, con il rafforzamento dell’interoperabilità attraverso la Piattaforma Digitale Nazionale Dati (PDND) e l’adozione di misure comuni per la sicurezza informatica.
Il riferimento normativo comprende il GDPR e la direttiva europea NIS2, che disciplinano rispettivamente la protezione dei dati personali e specifici obblighi di cybersicurezza.
Formazione e lavoro al centro del Manifesto delle Regioni
Accanto agli investimenti tecnologici, il Manifesto individua nella preparazione delle persone uno degli aspetti principali della trasformazione digitale.
Le Regioni propongono di rafforzare i programmi di alfabetizzazione digitale e aggiornamento professionale, coinvolgendo non soltanto il personale delle amministrazioni, ma anche cittadini e lavoratori delle piccole e medie imprese.
Un ruolo specifico viene attribuito ai centri per l’impiego, chiamati a contribuire alla gestione dei cambiamenti prodotti dall’automazione e dall’introduzione dei sistemi di intelligenza artificiale nelle attività lavorative.
Il documento prevede inoltre il consolidamento delle reti territoriali di facilitazione digitale, che offrono assistenza nell’utilizzo dei servizi e degli strumenti informatici.
Sul versante economico viene indicata la necessità di sostenere startup e imprese innovative, favorendo la collaborazione con università, centri di ricerca e comunità open source.
Per quanto riguarda l’impiego degli algoritmi nelle amministrazioni, i documenti richiamano il rispetto dei diritti fondamentali e dei principi costituzionali, prevedendo trasparenza, controllo umano e responsabilità nelle decisioni.
Il quadro normativo di riferimento comprende l’AI Act europeo e la legge italiana 132/2025, che regolano diversi aspetti dello sviluppo e dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale.
Tommaso Bori: «La transizione digitale non può procedere in ordine sparso»
A illustrare la posizione delle Regioni è stato Tommaso Bori, vicepresidente della Regione Umbria e coordinatore della Commissione per l’Innovazione tecnologica e la digitalizzazione.
«La sfida dell’intelligenza artificiale e della transizione digitale non può essere affrontata in ordine sparso: è il momento di superare ogni frammentazione e fare sistema a livello nazionale», ha dichiarato Bori.
Il vicepresidente umbro ha richiamato la necessità di un coordinamento stabile tra Governo e amministrazioni regionali, anche sulla base delle esperienze di collaborazione già avviate con il Dipartimento per la Trasformazione Digitale nell’ambito dei progetti Reg4IA.
La proposta prevede una regia nazionale unitaria, capace di distinguere le responsabilità di indirizzo politico dalle attività di coordinamento tecnico e operativo.
Il sistema dovrebbe consentire alle Regioni di mantenere un ruolo diretto nella realizzazione dei servizi, evitando ulteriori passaggi burocratici e favorendo la condivisione delle soluzioni già disponibili.
La fase post-PNRR e i finanziamenti europei 2028-2034
Un tema affrontato nei documenti riguarda la sostenibilità economica delle infrastrutture digitali una volta terminata la fase di finanziamento straordinario del Piano nazionale di ripresa e resilienza.
La realizzazione di datacenter, piattaforme informatiche e servizi cloud comporta infatti costi di gestione, manutenzione e aggiornamento che dovranno essere sostenuti anche negli anni successivi.
Le Regioni chiedono quindi che la futura programmazione europea 2028-2034 tenga conto di queste esigenze, assicurando continuità agli investimenti già avviati.
«Con il Manifesto e l’Accordo interregionale approvati oggi, le Regioni scelgono di guidare il cambiamento mettendo al centro le persone, il lavoro e le competenze prima degli algoritmi, a tutela dell’autonomia e della sovranità digitale del nostro Paese. Vogliamo valorizzare i territori attraverso infrastrutture pubbliche condivise, poli digitali e un cloud federato sicuro, riducendo il rischio di dipendenze tecnologiche da operatori esterni. Al Governo proponiamo un’alleanza solida: una regia unitaria e l’istituzione di un Fondo Nazionale per l’IA Territoriale Responsabile, indispensabile per accompagnare la delicata fase post-PNRR e garantire che l’innovazione si traduca in servizi semplici, equi e sicuri per cittadini e imprese», ha spiegato Bori.
I due atti approvati dalla Commissione saranno sottoposti alla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, mentre le proposte relative al fondo nazionale e al sistema di governance sono indirizzate al Governo per le successive valutazioni.
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