Una diciassettenne italiana residente in provincia di Pavia è stata arrestata dalla Polizia di Stato con la misura cautelare del collocamento in comunità con l’accusa di partecipazione ad associazione con finalità di terrorismo internazionale. Il provvedimento è stato eseguito nella mattinata di giovedì 16 luglio su disposizione della Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Milano, al termine di un’indagine che ha coinvolto anche strutture investigative dell’Umbria.
L’attività investigativa è stata condotta dal Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica Umbria e dalle Digos delle Questure di Perugia e Milano, in collaborazione con la Direzione Centrale per la Polizia Scientifica e la Sicurezza Cibernetica, il Servizio Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica e la Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione.
L’inchiesta è partita dalla costante attività di monitoraggio del web negli ambienti virtuali di matrice jihadista, attraverso la quale gli investigatori hanno individuato un profilo ritenuto collegato a gruppi di ispirazione estremista.
Secondo quanto ricostruito dalla Polizia, l’utente utilizzava una numerazione virtuale ed era presente in quattro gruppi di messaggistica con contenuti riconducibili all’area jihadista e di sostegno allo Stato Islamico (Daesh). I gruppi, secondo gli investigatori, non erano accessibili liberamente, ma richiedevano un invito o l’autorizzazione degli amministratori.
All’interno di questi spazi sarebbero stati condivisi materiali di propaganda terroristica, contenuti apologetici dell’organizzazione e messaggi con finalità di reclutamento e istigazione al martirio. Tra i materiali individuati figurerebbero anche manuali relativi all’addestramento e alla realizzazione di armi ed esplosivi artigianali.
Gli approfondimenti successivi, condotti anche attraverso attività di osservazione sul territorio, hanno permesso agli investigatori di identificare la persona dietro il profilo digitale nella giovane arrestata.
Su delega dell’autorità giudiziaria è quindi stato eseguito un decreto di perquisizione personale e locale, al termine del quale sono stati sequestrati diversi dispositivi informatici utilizzati dalla minorenne.
L’analisi dei dispositivi avrebbe fornito, secondo gli inquirenti, elementi ritenuti significativi sulla presenza della ragazza in numerosi gruppi online collegati alla mouvance jihadista internazionale, molti dei quali riconducibili direttamente allo Stato Islamico.
Nei dispositivi sarebbero stati trovati numerosi contenuti di propaganda e materiale relativo alla preparazione di ordigni artigianali, tra cui documentazione riguardante una cintura esplosiva. Gli investigatori hanno inoltre individuato conversazioni con altri giovani, anche stranieri, alcuni dei quali ritenuti potenzialmente vicini agli ambienti dell’organizzazione terroristica.
Secondo la ricostruzione investigativa, in alcune chat la diciassettenne avrebbe espresso «la propria volontà di martirio in nome di Allah», condividendo materiale riconducibile all’ideologia dello Stato Islamico.
Alla luce degli elementi raccolti, la Procura minorile di Milano ha ritenuto sussistente un quadro caratterizzato da un avanzato processo di radicalizzazione e da un possibile rischio di attivazione violenta. Per questo motivo è stata richiesta al giudice per le indagini preliminari l’emissione della misura cautelare, successivamente accolta ed eseguita dalla Polizia di Stato.
L’operazione rientra nelle attività di prevenzione e contrasto al terrorismo internazionale online, con particolare attenzione agli ambienti digitali utilizzati per la diffusione della propaganda estremista e per il possibile coinvolgimento di giovani utenti.
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