Siccità in Umbria, il deficit idrico è il più grave del distretto appenninico

L’Umbria perde il beneficio delle piogge invernali: caldo record e poca pioggia spingono la regione verso un rischio siccità estremo nei prossimi mesi

L’Umbria è la regione del distretto dell’Appennino centrale con il deficit idrico strutturale più marcato. Come riporta il Corriere dell’Umbria il patrimonio d’acqua accumulato tra gennaio e marzo è ormai esaurito e, senza un cambiamento delle condizioni climatiche, nei prossimi tre mesi l’indice di gravità della siccità potrebbe raggiungere il livello “estremo”.

A evidenziarlo è l’ultimo report dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale, che analizza la situazione idrica di Umbria, Abruzzo, Emilia, Lazio, Marche, Molise e Toscana.

Secondo il documento, l’Umbria presenta i valori più critici del distretto: l’indice SPEI (Standardized precipitation-evapotranspiration index) a 24 mesi si attesta a -1,25, corrispondente a una condizione di siccità moderata, ma con il dato peggiore tra le sette regioni monitorate.

Caldo record e piogge insufficienti

La situazione più recente appare ancora più complessa. L’indice di siccità calcolato sui tre mesi è infatti sceso a -2,00, entrando nella fascia severa-estrema.

Il margine accumulato durante l’inverno, ancora visibile nell’indice a sei mesi, è ormai quasi completamente consumato con un valore di -0,12.

A pesare sono soprattutto le condizioni registrate nel mese di giugno, caratterizzato da piogge inferiori del 39% rispetto alla media e temperature superiori di 3,8 gradi, il valore più alto del distretto insieme alla Toscana.

L’Autorità sottolinea però una distinzione importante: dal punto di vista operativo la situazione dell’Umbria resta classificata come “bassa severità idrica” nel bollettino del 4-10 luglio. Il sistema di approvvigionamento, infatti, continua a essere gestito senza emergenze grazie alle misure adottate.

Il Trasimeno resta il punto più critico

Tra le aree maggiormente monitorate c’è il lago Trasimeno, considerato uno degli indicatori più sensibili della situazione idrica regionale.

Secondo il segretario generale dell’Autorità di bacino dell’Appennino centrale Marco Casini, il livello del lago si trova a un metro e 75 centimetri sotto lo zero e continua a diminuire di circa tre centimetri alla settimana.

La pioggia caduta nel mese di luglio, dove presente, non è stata sufficiente a modificare il bilancio idrico. Le precipitazioni hanno avuto caratteristiche favorevoli all’infiltrazione, ma sono risultate troppo limitate per incidere sulla situazione complessiva.

Le condizioni più difficili riguardano soprattutto il versante occidentale e centrale dell’Umbria, con particolare riferimento al Perugino, al bacino del Nestore e al bacino del Trasimeno. Risultano invece meno critici il Ternano e la Valnerina.

Notti tropicali e temperature elevate

L’ondata di caldo ha avuto effetti anche sulle temperature notturne. Le cosiddette notti tropicali, quelle in cui il termometro non scende sotto i 20 gradi, sono diventate sempre più frequenti.

A giugno Perugia e Terni hanno registrato 13 notti tropicali ciascuna, mentre nella città di San Valentino il numero complessivo dall’inizio dell’anno è arrivato a 24.

Un fenomeno che aumenta il disagio per la popolazione e contribuisce a mantenere elevata la richiesta energetica per il raffrescamento degli ambienti.

Un quadro difficile in tutto il distretto

La situazione dell’Umbria si inserisce in un contesto climatico eccezionale. Secondo i dati Copernicus, giugno 2026 è stato il mese più caldo mai registrato nell’Europa occidentale.

Nel complesso del Distretto dell’Appennino centrale, le precipitazioni di giugno sono diminuite del 48%, mentre le temperature sono aumentate di 3,4 gradi rispetto alla media.

Il report evidenzia inoltre che l’indice di siccità recente si trova in una condizione severa o estrema in 126 bacini su 129 monitorati.

Redazione

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