Un pasticcere perugino di 57 anni è stato condannato dal tribunale collegiale di Perugia a 10 anni e 8 mesi di reclusione per una lunga serie di aggressioni sessuali compiute ai danni di donne che si spostavano a piedi nelle prime ore del mattino tra il centro storico della città e il quartiere Elce. La sentenza chiude un procedimento giudiziario che riguarda circa quaranta episodi di violenza sessuale, l’ultimo dei quali risale al giugno 2014, quasi dodici anni prima del verdetto.
Il lungo iter giudiziario e la prescrizione delle lesioni
Il trascorrere del tempo ha avuto conseguenze dirette sul quadro delle imputazioni: per quanto riguarda le lesioni personali, i reati sono andati in prescrizione prima della sentenza. Le cronache dell’epoca descrivevano donne aggredite senza preavviso mentre camminavano per strada, strattonate con forza e palpeggiate; alcune di esse erano cadute a terra riportando lievi ferite fisiche.
Nel corso del dibattimento, l’imputato — difeso dall’avvocato Arturo Bonsignore — si è sempre professato innocente. Era presente in aula al momento della lettura del dispositivo.
La richiesta della pubblica accusa e il verdetto
Il pubblico ministero Gemma Miliani aveva formulato una richiesta di condanna pari a 15 anni di reclusione, ponendo l’accento non soltanto sul trauma fisico subito dalle vittime, ma in particolare sulle conseguenze psicologiche a lungo termine provocate dalle aggressioni.
Il tribunale si è fermato a una pena inferiore rispetto alle richieste dell’accusa, riconoscendo all’imputato l’attenuante della tenuità dei fatti in relazione all’accusa di violenza sessuale. Una valutazione che ha influito in modo significativo sulla determinazione della pena finale.
I risarcimenti alle parti civili
Parallelamente alla condanna penale, il tribunale ha disposto il risarcimento del danno a favore delle vittime che si erano costituite parte civile. L’importo stabilito è di 10.000 euro ciascuna, con un’unica eccezione: a una delle donne andranno 15.000 euro, in quanto l’aggressione subita è stata valutata dai giudici come di particolare gravità rispetto agli altri episodi contestati.
Un lungo incubo per le donne di Perugia
Per un periodo prolungato, la figura del cosiddetto “palpeggiatore seriale” aveva rappresentato una fonte di allarme e paura concreta per le donne che si muovevano a piedi nelle prime ore del mattino nelle zone interessate. La sistematicità degli episodi — la quarantina di casi contestati — e la modalità delle aggressioni, improvvise e in piena strada, avevano generato un clima di insicurezza diffusa in una parte significativa del tessuto urbano perugino.
L’identificazione del responsabile e l’avvio del procedimento giudiziario avevano messo fine alla sequenza di aggressioni, con l’ultimo episodio documentato nel giugno 2014. La sentenza di condanna, giunta a distanza di quasi dodici anni da quell’ultimo assalto, rappresenta la conclusione formale di una vicenda giudiziaria complessa, segnata anche dai tempi lunghi della giustizia italiana e dalle relative conseguenze in termini di prescrizione dei reati.
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