Le organizzazioni sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil hanno chiesto alla Regione Umbria di farsi portavoce presso il Governo della vertenza nazionale dei farmacisti privati, annunciando al contempo uno sciopero per il 13 aprile con manifestazione a Roma. La richiesta è stata avanzata martedì 31 marzo durante un’audizione alla Seconda commissione permanente dell’Assemblea legislativa regionale, alla presenza dei rappresentanti sindacali territoriali. Al centro della mobilitazione ci sono le condizioni di lavoro e il mancato rinnovo del contratto collettivo nazionale, scaduto il 31 agosto 2024.
La vertenza riguarda oltre 77mila lavoratori in tutta Italia, di cui circa un migliaio in Umbria, e si inserisce in un contesto di trattative ferme tra le organizzazioni sindacali e Federfarma. Secondo quanto evidenziato dai rappresentanti intervenuti in commissione, il confronto risulta bloccato su temi considerati fondamentali come salario, riconoscimento professionale e conciliazione tra vita e lavoro.
“Negli ultimi mesi – spiegano i segretari – è emersa con forza la volontà dei farmacisti di denunciare condizioni di lavoro ormai non più accettabili”. Tra i principali elementi di criticità viene indicata la retribuzione media, che si attesta intorno ai 1.600 euro mensili, con aumenti negli ultimi dieci anni inferiori agli 80 euro complessivi, a fronte di un costo della vita in costante crescita.
Parallelamente, il ruolo del farmacista ha subito una significativa evoluzione. L’introduzione di servizi come test diagnostici, vaccinazioni e telemedicina ha trasformato la figura professionale in un vero e proprio operatore sanitario con maggiori responsabilità, senza tuttavia un adeguato riconoscimento economico o contrattuale.
Ulteriori criticità riguardano l’organizzazione del lavoro. I sindacati denunciano infatti turni sempre più gravosi e aperture prolungate, anche nei giorni festivi, legate in parte alla diffusione delle grandi catene nel settore. Questa trasformazione avrebbe avvicinato il modello delle farmacie a quello della grande distribuzione, con impatti rilevanti sulla qualità della vita dei lavoratori.
Nel corso dell’audizione è stata inoltre evidenziata la distanza tra le richieste sindacali e le proposte avanzate da Federfarma. “Dopo lo sciopero nazionale del 6 novembre – ricordano Cofani, Petrucci, Cassieri e Rotoni –, l’offerta economica è addirittura peggiorata”, passando da un aumento di 180 euro a 130 euro complessivi, con ulteriori differenziazioni legate ai servizi svolti.
Le organizzazioni sindacali contestano anche la sostenibilità economica delle posizioni datoriali. “La narrazione dei titolari, secondo cui le farmacie non potrebbero sostenere aumenti più consistenti – sottolineano – non trova riscontro nei dati”. Secondo le informazioni del Ministero dell’Economia e delle Finanze, i titolari di farmacia dichiarano mediamente 107mila euro annui, collocandosi tra le categorie con redditi più elevati.
Alla luce di questo scenario, i sindacati chiedono un intervento istituzionale per sostenere la vertenza e rilanciare il confronto a livello nazionale. “La Regione Umbria, la presidente, la Giunta e il Consiglio regionale, si facciano portavoce presso il Governo della condizione dei farmacisti del settore privato e sostengano una vertenza nazionale che riguarda non solo la qualità del lavoro, ma anche la qualità dei servizi ai cittadini e il futuro della sanità territoriale”.
Lo sciopero del 13 aprile rappresenta quindi un passaggio cruciale per la categoria, con l’obiettivo di riportare al centro del dibattito pubblico il ruolo dei farmacisti e le condizioni del lavoro nel settore privato.
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