Le imprese di trasporto associate alla CNA bocciano le misure varate dal governo nazionale per arginare l’impennata del prezzo del gasolio. Il taglio lineare delle accise da 25 centesimi per venti giorni, presentato come risposta all’emergenza dei costi, si è rivelato del tutto inadeguato a fronteggiare una crisi che mette a rischio la sopravvivenza di molte piccole aziende del comparto. A dirlo sono Marcello Volpi, presidente regionale di CNA Trasporti, e Marina Gasparri, responsabile regionale dell’associazione, che chiedono interventi strutturali urgenti.
Uno sconto già vanificato dal mercato
Il provvedimento governativo sullo sconto alla pompa è stato di fatto neutralizzato prima ancora di produrre effetti concreti. “Il taglio lineare delle accise con lo sconto alla pompa di 25 centesimi, di fatto è già stato annullato dal costante aumento del prezzo del petrolio e da certi comportamenti dei distributori”, dichiara Volpi. Nel frattempo, la misura ha generato un effetto collaterale inatteso: ha offerto un pretesto a quei committenti che si rifiutano di applicare il fuel surcharge, ovvero la clausola contrattuale di adeguamento automatico delle tariffe agli aumenti del costo del carburante. Il risultato è che molte imprese si trovano oggi a dover assorbire per intero i rincari, con gravi ripercussioni sulla liquidità aziendale.
Il conflitto in Medio Oriente alla radice della crisi
Lo scenario che ha innescato l’emergenza affonda le radici nel conflitto tra Iran, Stati Uniti e Israele, rapidamente estesosi all’intera area mediorientale. L’instabilità geopolitica ha alimentato la volatilità dei prezzi del petrolio, scaricando i propri effetti in modo diretto sulle voci di costo delle imprese di autotrasporto, già strutturalmente fragili prima che la crisi internazionale accelerasse il deterioramento della loro situazione economica.
Le richieste della CNA al governo
Di fronte a questa situazione, la CNA si è mossa tempestivamente, avanzando al governo un pacchetto articolato di richieste. Come spiega Gasparri, l’associazione ha chiesto: un credito d’imposta su gasolio e HVO finanziato dall’extra gettito IVA; la sospensione temporanea dei versamenti fiscali e contributivi; l’utilizzo immediato del rimborso trimestrale accise. Sul fronte normativo, la CNA ha sollecitato il rafforzamento della clausola fuel surcharge e un aggiornamento rigoroso dei costi medi di esercizio, rimasti fermi a giugno 2025 e ora finalmente aggiornati con l’ultimo provvedimento.
Il credito d’imposta: una misura ancora nell’ombra
Il decreto approvato da Palazzo Chigi contiene anche la previsione di un credito d’imposta come rimborso per i maggiori costi sostenuti nell’acquisto di carburante nei mesi di marzo, aprile e maggio 2026. Tuttavia, la misura non è ancora operativa: manca un ulteriore decreto atteso per aprile e potrebbe essere necessario il vaglio dell’Unione Europea, con conseguente allungamento dei tempi. “Non è chiaro a quale percentuale di rimborso darà diritto e soprattutto quando, dopo i vari passaggi, il credito sarà effettivamente esigibile”, sottolinea Volpi. In un settore in cui la variabile tempo può determinare la sopravvivenza o il fallimento di un’azienda, l’incertezza sui tempi di erogazione rappresenta di per sé un fattore di rischio.
La proposta sulla clausola fuel surcharge
La rivendicazione centrale di CNA Trasporti riguarda il rafforzamento legislativo della clausola di adeguamento tariffario. Pur essendo già prevista per legge, la norma risulta di difficile applicazione pratica per le piccole imprese, che dispongono di scarso potere contrattuale nei confronti dei committenti. La proposta avanzata dall’associazione è netta: i committenti che non rispettano la clausola fuel surcharge non dovrebbero poter scaricare fiscalmente la relativa fattura. Una misura che, se approvata, trasformerebbe un obbligo formale in uno strumento di tutela concretamente efficace.
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