Imprese e artigianato, Umbria in affanno: Perugia avanti piano

Il capoluogo umbro guida il saldo regionale in valore assoluto, mentre l'Umbria nel complesso resta tra le ultime regioni italiane per crescita imprenditoriale

Tra aprile e giugno Perugia si conferma la provincia che contribuisce maggiormente, in termini numerici, alla crescita imprenditoriale dell’Umbria, pur con un tasso percentuale inferiore a quello di Terni. Il dato emerge da Movimprese, l’analisi trimestrale realizzata da Unioncamere e InfoCamere sul Registro delle imprese, diffusa dalla Camera di Commercio dell’Umbria.

Nel territorio perugino si contano 772 iscrizioni e 531 cessazioni, per un saldo di 241 imprese in più e un tasso di crescita dello 0,35%. È il contributo numerico maggiore al saldo regionale, anche se il ritmo relativo resta inferiore a quello ternano: a Terni, infatti, il saldo è di 106 imprese (283 iscrizioni, 177 cessazioni), ma con un tasso di crescita dello 0,50%, più vicino alla media nazionale dello 0,56%.

Anche nell’artigianato, comparto tornato positivo dopo anni di contrazione, Perugia guida per numeri assoluti: 217 iscrizioni, 177 cessazioni e un saldo di 40 imprese, con un tasso dello 0,27%. Terni registra un saldo più contenuto, 15 attività in più (81 iscrizioni, 66 cessazioni), ma un tasso superiore, dello 0,33%. A livello regionale l’artigianato umbro guadagna 55 imprese nel trimestre, mentre nel confronto annuale il bilancio resta negativo, con 447 imprese artigiane perse tra giugno 2025 e giugno 2026.

A livello complessivo, l’Umbria ha registrato nel secondo trimestre 1.055 iscrizioni e 708 cessazioni, con un saldo di 347 imprese e uno stock regionale che sale a 89.186 attività. Il tasso di crescita trimestrale dello 0,39% colloca però la regione al terzultimo posto tra le regioni italiane, davanti soltanto a Sicilia (+0,36%) e Basilicata (+0,30%), ben distante dalla media nazionale dello 0,56% e dal passo del Centro Italia (+0,64%), trainato da Lazio (+0,73%), Toscana (+0,60%) e Marche (+0,51%).

Il quadro cambia se si guarda ai dodici mesi: tra il secondo trimestre 2025 e lo stesso periodo del 2026 l’Umbria perde 1.122 imprese, pari all’1,2% dello stock, una contrazione superiore a quella nazionale (-1%). Il segno positivo della primavera non ha ancora colmato il terreno perso nell’anno.

Sul piano nazionale, il secondo trimestre si chiude con 32.709 imprese in più su tutto il territorio italiano, frutto di 83.169 iscrizioni e 50.460 cessazioni, per uno stock complessivo di 5.823.863 attività, sostenuto soprattutto da servizi e costruzioni.

Le parole della Camera di Commercio

Il presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, Giorgio Mencaroni, ha commentato i dati sottolineando che “347 imprese in più rappresentano un recupero, mentre la perdita di 1.122 attività nell’arco di un anno segnala una debolezza ancora presente”. Mencaroni ha aggiunto che “il punto non è soltanto aumentare il numero delle imprese, ma creare le condizioni perché quelle nuove superino i primi anni di vita, investano e producano occupazione stabile”, evidenziando come “le differenze tra Terni e Perugia mostrano inoltre che la ripresa non procede ovunque alla stessa velocità e che le politiche di sostegno devono tenere conto delle diverse condizioni territoriali”.

Cambia la struttura giuridica

Cambia intanto anche la struttura giuridica delle imprese umbre: le società di capitali (S.p.A., S.r.l. e cooperative) crescono di 270 unità nel trimestre e di 637 nell’anno, arrivando a rappresentare il 29,53% del totale regionale, contro il 22,16% del 2016, pur restando distanti dalla media italiana del 34,2%. Nello stesso periodo scompaiono 1.341 imprese individuali, che restano comunque la forma più diffusa con il 48,93% dello stoc

Redazione

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