Economia Umbria, avanti a passo lento: “Cresciuti di mezzo punto”

Rapporto “L’economia dell’Umbria”: PIL in aumento, occupazione in crescita e turismo trainante, ma resta il limite dell’innovazione e l’impatto della sanità

Banca d'Italia

L’economia dell’Umbria nel 2025 registra una crescita pari a circa mezzo punto percentuale, in linea con il trend nazionale ma definita “modesta” dagli analisti. È quanto emerge dal rapporto “L’economia dell’Umbria” presentato dalla Banca d’Italia presso la scuola di formazione di Perugia, che fotografa un quadro regionale caratterizzato da segnali positivi ma anche da alcune fragilità strutturali.

Nel documento viene evidenziato che la regione presenta “importanti punti di forza”, con imprese di eccellenza e un comparto turistico in espansione. Il settore del turismo viene indicato come uno dei principali motori della crescita regionale, con una dinamica positiva che contribuisce in modo significativo all’economia complessiva del territorio.

Un ulteriore elemento rilevante riguarda il mercato del lavoro, che mostra una crescita dell’occupazione superiore alla media nazionale, accompagnata da un calo del tasso di disoccupazione. Il livello occupazionale raggiunge il 69,1%, confermando un trend di miglioramento progressivo.

Secondo il rapporto, anche il settore delle costruzioni continua a beneficiare degli effetti degli investimenti legati al PNRR e alla ricostruzione post sisma 2016, registrando una crescita pari a circa il +4%. Un contributo significativo alla tenuta complessiva dell’economia regionale.

Nel comparto agricolo si evidenzia una lieve crescita del valore aggiunto, pari all’1,3%, mentre l’industria manifatturiera mostra un andamento differenziato: da un lato le difficoltà del settore automotive, dall’altro la fase positiva del comparto tessile, che contribuisce a bilanciare parzialmente le criticità.

Sul fronte delle retribuzioni, il rapporto segnala un miglioramento rispetto agli anni precedenti, con valori leggermente superiori alla media nazionale. Anche gli indicatori del benessere equo e sostenibile collocano l’Umbria in una posizione più favorevole rispetto al dato medio italiano.

Un capitolo specifico è dedicato alla sanità, dove si registra un “progressivo peggioramento” della mobilità interregionale dei pazienti, sempre più orientati verso strutture private situate anche in regioni non limitrofe. Un segnale che evidenzia criticità nel sistema pubblico regionale.

Tra gli elementi di riflessione emersi, la Banca d’Italia sottolinea inoltre la centralità del turismo, con una spesa dei residenti umbri superiore alla media nazionale e un impatto rilevante sull’economia diretta e indiretta della regione.

Un punto chiave del rapporto riguarda infine l’innovazione e l’intelligenza artificiale, considerata un fattore decisivo per lo sviluppo futuro. Nel documento viene evidenziato che l’Umbria presenta una “contenuta propensione all’innovazione”, condizione che potrebbe rappresentare un limite alla crescita strutturale.

Gli economisti intervenuti alla presentazione hanno sottolineato come lo sviluppo tecnologico, in particolare quello legato all’IA, rappresenti un “treno da non perdere”, evidenziando la necessità di una diffusione più ampia delle tecnologie digitali anche tra le piccole e medie imprese.

Serve andare in quella direzione con una diffusione tecnologica alle imprese di tutte le dimensioni, non solo quelle grandi”, è uno dei passaggi evidenziati nel rapporto, che invita a rafforzare le politiche di innovazione come leva strategica per la competitività regionale.

Nel complesso, il quadro tracciato dalla Banca d’Italia restituisce un’Umbria in crescita moderata, con segnali positivi sul lavoro e sui servizi, ma ancora chiamata a colmare il divario in termini di innovazione e capacità produttiva avanzata.

Redazione

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