A Tuoro una scritta inneggiante i brigatisti Lioce e Galesi: indagano i Carabinieri

I militari cercano gli autori del gesto nel cimitero della frazione di Verrazzano, che riporta messaggi inneggianti a Lioce e Galesi

I carabinieri di Città della Pieve hanno avviato le indagini per identificare l’autore o gli autori di una scritta comparsa nel cimitero di Tuoro sul Trasimeno, inneggiante a Nadia Desdemona Lioce e Mario Galesi, esponenti delle Nuove Brigate Rosse responsabili dell’omicidio del sovrintendente capo della polizia ferroviaria Emanuele Petri nel 2003. Lo riporta Umbria 24.

La frase, «Grazie Mario e Desdemona compagni, sbirri infami», era stata tracciata con vernice nera su una cappella non in uso e non riconducibile a Petri. Segnalata sabato pomeriggio, è stata subito coperta con vernice bianca. All’ingresso del cimitero è presente una telecamera le cui immagini saranno analizzate per risalire ai responsabili.

Il contesto dell’omicidio

Emanuele Petri, originario di Tuoro, fu ucciso il 2 marzo 2003 durante un controllo su un treno regionale Roma-Firenze. Assieme a un collega stava verificando i documenti di Lioce e Galesi, che reagirono aprendo il fuoco a Castiglion Fiorentino. Nella sparatoria Petri morì sul colpo, mentre Galesi rimase ucciso e Lioce fu arrestata.

Le indagini successive permisero di ricostruire la rete delle Nuove Brigate Rosse, portando a numerosi arresti e contribuendo allo smantellamento dell’organizzazione, responsabile anche degli omicidi dei giuslavoristi Massimo D’Antona e Marco Biagi.

Il ricordo di Petri

Per il sacrificio compiuto in servizio, a Petri è stata conferita la Medaglia d’oro al valor civile. Il suo nome è stato attribuito a strade, edifici pubblici e presidi di polizia, mentre a Tuoro si svolgono regolarmente commemorazioni ufficiali con autorità civili e forze dell’ordine.

Lioce al carcere delle Costarelle

Nadia Desdemona Lioce sconta diversi ergastoli definitivi nel carcere delle Costarelle dell’Aquila, in regime di 41-bis. Oltre all’omicidio di Petri, è condannata per gli assassinii di D’Antona e Biagi e per altri reati legati all’attività terroristica delle Nuove Brigate Rosse. Non ha mai collaborato con la giustizia né ha preso le distanze dalla lotta armata.

 

Redazione

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