L’Umbria continua a registrare numeri molto elevati nelle proprie carceri, con una presenza di ergastolani e detenuti con pene lunghe superiore alla media nazionale. È quanto emerge dalla relazione del garante dei detenuti Giuseppe Caforio, depositata nei giorni scorsi all’Assemblea Legislativa regionale e riportata dall’edizione odierna del Corriere dell’Umbria.
Nel documento viene evidenziato come “la percentuale di ergastolani è il doppio rispetto a quella che si registra sull’intero territorio nazionale”, un dato legato soprattutto alla particolare composizione della popolazione carceraria umbra.
Detenuti da fuori regione e pene lunghe
Secondo il garante, una delle caratteristiche del sistema penitenziario umbro è l’alta presenza di detenuti provenienti da altre regioni italiane, spesso trasferiti nelle strutture di Spoleto e Terni per scontare pene medio-lunghe.
In Umbria risultano presenti 1.256 detenuti con almeno una condanna definitiva e tra questi il 27,8% deve ancora scontare pene superiori ai dieci anni.
Caforio sottolinea inoltre che circa i due terzi dei detenuti ospitati nelle carceri umbre provengono da altre regioni, in particolare da Toscana, Lazio e Sud Italia. Una situazione che, secondo il garante, rischia di compromettere la funzione rieducativa della pena, soprattutto a causa della distanza dai luoghi di residenza e dalle famiglie.
Sovraffollamento tornato a livelli critici
Nella relazione viene affrontato anche il tema del sovraffollamento carcerario. Dopo il calo registrato nel 2020, quando il numero dei detenuti era sceso sotto la capienza regolamentare, dal 2023 la popolazione detenuta è tornata ad aumentare progressivamente.
Al 31 marzo 2026, negli istituti umbri risultano presenti 1.641 detenuti, di cui 81 donne e 723 stranieri, a fronte di una capienza regolamentare di 1.324 posti.
Numeri che, secondo Caforio, hanno ormai raggiunto livelli “non più sostenibili”.
Rapporto detenuti-abitanti sopra la media nazionale
Un altro elemento evidenziato nella relazione riguarda il rapporto tra popolazione detenuta e numero di abitanti della regione. Secondo il garante, l’Umbria presenta “almeno un 50% di detenuti in più rispetto a un’equa ripartizione nazionale” se si confrontano i dati regionali con quelli complessivi italiani.
Sanità e salute tra le principali criticità
Tra i problemi segnalati emergono anche le difficoltà legate al diritto alla salute e alle condizioni di detenzione all’interno degli istituti penitenziari. Dal giugno 2021 al maggio 2026 il garante ha effettuato 114 visite e colloqui nelle carceri umbre, raccogliendo numerose segnalazioni sulle criticità sanitarie e organizzative.
Caforio evidenzia inoltre la carenza di risorse a disposizione dell’ufficio del garante, che può contare soltanto su una postazione non presidiata e sulla collaborazione volontaria dell’avvocata Cristina Ciminati.
Le richieste alla Regione e all’amministrazione penitenziaria
Nella relazione vengono avanzate diverse raccomandazioni rivolte sia alla Regione Umbria sia all’amministrazione penitenziaria.
Tra le richieste figurano:
- il potenziamento degli organici;
- lo sviluppo della telemedicina;
- il miglioramento dell’assistenza specialistica e psichiatrica;
- la creazione di una Rems in Umbria.
All’amministrazione penitenziaria viene invece chiesto di contenere le dimensioni del sistema carcerario regionale, avviare un piano di risanamento degli istituti e rafforzare i rapporti con il territorio, anche attraverso la creazione di poli universitari penitenziari.
La stanza dell’effettività a Terni
In chiusura della relazione, Caforio segnala anche un elemento positivo: l’avvio della “stanza dell’effettività” nel carcere di Terni. Secondo il garante, il progetto rappresenta “un importante passo in avanti nel riconoscimento dei diritti” all’interno del sistema penitenziario.
Seguici su
Aggiungi perugiatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.