l Difensore civico della Regione Umbria ha avviato un monitoraggio istituzionale permanente sulla sistemazione temporanea di pazienti nei corridoi dei reparti dell’ospedale di Perugia, dopo che l’istruttoria aperta a seguito dell’esposto presentato dal NurSind il 9 aprile 2026 ha confermato la fondatezza delle segnalazioni. Quella che era nata come denuncia sindacale è ora una criticità formalmente riconosciuta anche dall’azienda ospedaliera, che nei dati trasmessi all’organismo regionale ammette il ricorso a letti aggiuntivi collocati in aree non destinate alla degenza.
Nel primo trimestre del 2026 si sono registrati 16 giorni con episodi documentati di utilizzo temporaneo di posti letto nei corridoi. La direzione ospedaliera riconduce il fenomeno a «circostanze eccezionali», attribuendolo principalmente all’aumento degli accessi al pronto soccorso e alla crescente complessità clinica dei pazienti ricoverati. L’azienda precisa inoltre che la permanenza media in queste sistemazioni sarebbe contenuta entro le 12 ore.
A rendere pubblica l’evoluzione della vicenda è lo stesso sindacato delle professioni infermieristiche, che aveva avviato il procedimento denunciando «la grave e ricorrente collocazione di pazienti in letti posizionati nei corridoi dei reparti». Nella risposta trasmessa dal Difensore civico — elaborata sulla base delle informazioni fornite direttamente dall’azienda ospedaliera di Perugia — viene confermato il ricorso a queste soluzioni, ma anche l’adozione di alcune misure tampone, tra cui l’utilizzo di separatori mobili per garantire una maggiore riservatezza ai degenti interessati.
Sul piano organizzativo, la risposta dell’ospedale contiene un’ammissione significativa: il modello organizzativo introdotto nel 2023 «non ha risolto completamente il problema» e permangono «alcune criticità». Una formulazione che, pur nella cautela istituzionale del linguaggio amministrativo, conferma la natura strutturale e non episodica del fenomeno, contraddicendo in parte la lettura che tende a ricondurlo esclusivamente a picchi stagionali o emergenze contingenti.
La questione era emersa nelle scorse settimane attraverso le segnalazioni pubbliche del NurSind, alle quali aveva fatto seguito la replica della direzione sanitaria. Il coinvolgimento del Difensore civico ha ora spostato la vicenda su un piano di controllo istituzionale, con un’attività di monitoraggio destinata a proseguire nel tempo. Questo passaggio rappresenta un cambio di profilo rispetto alla fase della semplice denuncia: le condizioni di ricovero nell’ospedale del capoluogo umbro diventano oggetto di una verifica continuativa da parte di un organo terzo rispetto all’azienda.
Il nodo centrale resta quello della capacità ricettiva della struttura rispetto ai flussi reali di accesso, in un contesto nazionale in cui il sovraffollamento ospedaliero — soprattutto nei pronto soccorso e nei reparti di medicina interna — rappresenta una delle criticità più diffuse e dibattute del Servizio sanitario nazionale. Le misure temporanee adottate dall’azienda, come i separatori mobili, affrontano il sintomo ma non la causa, che secondo i dati comunicati continua a ripresentarsi con regolarità.
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