Appalti pubblici in Umbria: Cgil chiede legge regionale e protocolli chiari

Oltre 40mila lavoratori coinvolti, 1,6 miliardi di euro di appalti nel 2025: il sindacato lancia anche una proposta di legge di iniziativa popolare a livello nazionale

La Cgil Umbria ha acceso i riflettori sul mondo degli appalti pubblici e privati in occasione del seminario organizzato a Perugia martedì 5 maggio, dedicato al Codice degli appalti in vigore dal 1° gennaio 2025. Al centro del dibattito, la richiesta di una nuova legge regionale che estenda le tutele già previste per il settore dei servizi alla persona all’intero comparto degli appalti ad alta intensità di manodopera in Umbria, dove si stimano oltre 40mila lavoratori impiegati in appalto e subappalto. A illustrare i dati è stato Alessandro Genovesi, responsabile appalti e contrattazione inclusiva della Cgil Nazionale, intervenuto al seminario insieme alla segretaria regionale Stefania Cardinali.

I numeri presentati al seminario fotografano una realtà consistente e, per molti versi, ancora priva di adeguate garanzie. Nel solo 2025, gli appalti in Umbria hanno raggiunto un valore complessivo di circa 1,6 miliardi di euro. Secondo Cardinali, è proprio in questo segmento che si concentrano le forme più diffuse di lavoro sottopagato e sfruttato, nonché la quota più elevata di infortuni sul lavoro, inclusi quelli mortali.

A fronte di questa situazione, la Cgil Umbria riconosce il valore della legge regionale del 2 febbraio 2024 sugli appalti dei servizi assistenziali alla persona e welfare, che ha permesso di regolamentare il lavoro di circa 9mila addetti impiegati nell’assistenza alle persone fragili. Il provvedimento ha garantito il giusto inquadramento contrattuale e professionale e introdotto la clausola sociale rinforzata in caso di cambio di appalto, rappresentando un precedente positivo sul quale costruire interventi analoghi.

Tuttavia, Cardinali ha evidenziato come al di fuori di quel perimetro non esista “un’altra legge regionale né un solo protocollo comunale in tutta l’Umbria” che disciplini gli appalti di servizi ad alta intensità di manodopera. Da qui la richiesta formale alla Regione Umbria di legiferare sui restanti appalti pubblici, già presentata in sede di audizione davanti alle commissioni competenti nei mesi scorsi. Le proposte del sindacato includono il rafforzamento dell’Osservatorio regionale sugli appalti pubblici, la stipula di protocolli con le parti sociali per la corretta applicazione contrattuale — con una griglia delle attività oggetto di appalto —, l’indicazione nei bandi del contratto collettivo applicabile con garanzia di livelli salariali minimi, la promozione delle clausole sociali rinforzate, un potenziamento della responsabilità in solido dei committenti in caso di inadempienza dell’affidatario e, infine, meccanismi di verifica nel tempo del rispetto degli standard con cui l’appalto è stato assegnato.

Sul fronte nazionale, il seminario perugino ha anticipato il lancio, previsto per il 15 maggio, di una proposta di legge di iniziativa popolare sugli appalti pubblici e privati promossa dalla Cgil su tutto il territorio nazionale. La proposta estende le tutele anche agli appalti tra privati, oggi soggetti a minori protezioni, e afferma il principio per cui chi lavora in appalto — comprese partite IVA e lavoratori autonomi — debba godere degli stessi diritti riconosciuti ai dipendenti diretti del committente.

Tra le misure chiave della proposta illustrate da Genovesi figurano: il rafforzamento della responsabilità solidale del committente in materia di salute, sicurezza e corretta applicazione contrattuale; l’assunzione immediata alle dipendenze dell’appaltatore in caso di appalto illecito; un risarcimento di 24 mensilità qualora il committente sia una pubblica amministrazione; l’introduzione di limiti più stringenti alla catena dei subappalti, fino al divieto nei settori e nei territori più esposti al rischio di infiltrazioni criminali; l’obbligo, nelle aziende con più di quindici dipendenti, di informare i sindacati sulle attività che si intendono appaltare.

La segretaria Cardinali ha infine auspicato che la convocazione attesa da parte della Regione per illustrare l’eventuale legge in materia costituisca anche un incentivo per i Comuni umbri, a partire dai due capoluoghi, a redigere propri protocolli sugli appalti di competenza municipale.

Redazione

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