Mercato del lavoro in Umbria: boom di contratti, ma stipendi più bassi

Il mercato del lavoro in Umbria segna un aumento delle assunzioni, ma la crescita riguarda principalmente lavori a bassa qualificazione, con stipendi inferiori alla media nazionale

Nel 2025, l’Umbria ha registrato un aumento significativo dell’occupazione, con un tasso di occupazione nella fascia 15-64 anni pari al 69,1%, ben superiore alla media nazionale del 62,5%. Questo dato segna un risultato positivo per la regione, che si colloca all’ottavo posto a livello nazionale, preceduta dal Trentino Alto-Adige con il tasso più alto di 72,9%. Tuttavia, la crescita dell’occupazione nasconde una realtà ben diversa: il mercato del lavoro umbro sta ampliando le opportunità di lavoro, ma principalmente nel settore a bassa qualificazione.

Occupazione in crescita, ma con differenze tra le province

Il tasso di disoccupazione in Umbria è basso, pari al 4,6%, inferiore alla media italiana del 6,1%, con la provincia di Terni che presenta il dato più favorevole (3,9%). Il settore vitivinicolo e altre realtà produttive locali sono tra i maggiori motori di crescita, ma la domanda di lavoro resta dominata da posti meno qualificati.

Stipendi al di sotto della media nazionale

Nonostante l’aumento dei contratti, gli stipendi in Umbria sono notevolmente inferiori alla media nazionale. Secondo uno studio della Fondazione Di Vittorio e Cgil, il salario medio lordo annuo per i dipendenti del settore privato in Umbria è inferiore ai 21.000 euro, con una differenza ancora più marcata per le donne (meno di 17.000 euro) e i giovani (poco più di 15.000 euro). Questi dati evidenziano una differenza di circa 3.900 euro rispetto alla media nazionale, un indicatore di un mercato del lavoro che offre posizioni più fragili e meno remunerate.

Un mercato del lavoro a bassa qualificazione

La Camera di Commercio dell’Umbria ha sottolineato che, sebbene il numero di assunzioni programmate sia in aumento, la qualità delle posizioni offerte rimane bassa. Solo l’8% delle entrate previste per aprile 2026 riguarderà personale laureato, e solo il 12% sarà destinato a dirigenti, specialisti e tecnici, una percentuale inferiore alla media nazionale, che si attesta al 14%. Questo dato è preoccupante, poiché suggerisce una domanda debole di capitale umano altamente qualificato, alimentando il circolo vizioso di lavoro poco qualificato e stipendi bassi.

Le prospettive per il futuro

Secondo Prometeia, si prevede una crescita del PIL regionale di 0,6% nel 2026, un valore leggermente inferiore al dato nazionale del 0,7%. Sebbene l’occupazione stia crescendo più velocemente rispetto al prodotto regionale, questo scarto indica che l’economia umbra sta generando più lavoro senza riuscire a aumentare il valore aggiunto prodotto. Le posizioni fragili e meno pagate continuano a dominare il panorama, con un impulso limitato all’aumento della competitività regionale.

Redazione

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