Due aggressioni gravi in meno di ventiquattr’ore hanno scosso la casa di reclusione di Spoleto nei giorni 9 e 10 aprile 2026. A denunciare i fatti è la Segreteria Regionale SAPPE dell’Umbria, con il Segretario Nazionale Fabrizio Bonino, che parla di «intollerabile escalation di violenza» e punta il dito contro una gestione penitenziaria definita «sorda alle grida d’allarme del territorio».
Le due aggressioni nel dettaglio
Il primo episodio si è verificato il 9 aprile, quando un detenuto del circuito Media Sicurezza — trasferito presso l’istituto spoletino proprio in ragione della sua condotta violenta — ha aggredito la Vice Direttrice durante un colloquio. Non soddisfatto delle risposte ricevute, il recluso ha scagliato un monitor PC contro la dirigente. Solo il pronto intervento di un’Ispettrice di Polizia Penitenziaria, che ha deviato l’oggetto, ha scongiurato conseguenze potenzialmente letali. L’ispettrice ha riportato una ferita a una mano con tre giorni di prognosi.
A meno di ventiquattr’ore di distanza, il 10 aprile, un secondo detenuto dello stesso circuito — assegnato dal PRAP di Perugia per ragioni di sicurezza da un altro istituto — ha aggredito un compagno di detenzione per futili motivi. Nel tentativo di sedare la rissa, un Assistente Capo di Polizia Penitenziaria è stato colpito violentemente, cadendo a terra. Il personale medico del pronto soccorso locale ha riscontrato la frattura di tre costole, con una prognosi iniziale di 25 giorni.
Le contestazioni del SAPPE: tre nodi critici
Il sindacato individua tre cause strutturali all’origine della spirale di violenza. In primo luogo, le cosiddette assegnazioni incongrue: negli ultimi mesi, l’istituto di Spoleto avrebbe ricevuto «decine» di detenuti tra i più problematici del circuito nazionale, inclusi soggetti con patologie psichiatriche, senza che la struttura disponesse delle risorse necessarie per gestirli.
Il secondo elemento è il sovraffollamento cronico, aggravato dalla carenza di organico nella polizia penitenziaria. La combinazione tra numero elevato di ristretti del circuito Media Sicurezza e pochi agenti disponibili viene descritta dal SAPPE come un «girone dantesco» che mette a rischio poliziotti, operatori civili, personale sanitario e gli stessi detenuti.
Il terzo punto riguarda l’inerzia disciplinare: il detenuto responsabile del tentato ferimento della vice direttrice risulterebbe ancora all’interno dell’istituto, in un contesto in cui mancano persino le stanze detentive destinate all’espiazione delle sanzioni disciplinari. Il SAPPE sottolinea come l’assenza di provvedimenti punitivi tempestivi generi un diffuso senso di impunità, minando l’autorità dello Stato all’interno del carcere.
A rendere ancora più grave il quadro, il PRAP dell’Umbria ha già risposto negativamente alla richiesta di allontanamento del detenuto aggressore, lasciando — secondo il sindacato — il personale esposto a ulteriori rischi prevedibili.
Le richieste formali del sindacato
La Segreteria Regionale SAPPE ha formalizzato tre richieste alle autorità competenti. Innanzitutto, una diffida al PRAP e al DAP affinché cessino i trasferimenti di soggetti problematici presso l’istituto di Spoleto. In secondo luogo, lo sfollamento immediato dei detenuti responsabili delle aggressioni del 9 e 10 aprile. Infine, un incremento straordinario di risorse e protocolli operativi per garantire standard minimi di sicurezza al personale e agli stessi ristretti.
In assenza di risposte concrete, l’organizzazione sindacale ha annunciato che si riserva di intraprendere «ogni forma di protesta consentita» a tutela della salute e della dignità dei lavoratori della Polizia Penitenziaria.
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