Carcere di Spoleto, Antigone denuincia: “Fino a sette persone in una cella improvvisata”

Oltre 500 detenuti a fronte di 456 posti: celle improvvisate e attività rallentate

La casa di reclusione di Spoleto presenta una situazione critica caratterizzata da forte sovraffollamento e carenze strutturali, secondo quanto emerso dalla visita effettuata il 31 marzo dalle osservatrici umbre dell’associazione Antigone. L’ispezione, nata a seguito di segnalazioni ricevute nei giorni precedenti, ha rilevato la presenza di 529 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 456 posti, evidenziando condizioni che incidono sulla vivibilità e sull’organizzazione interna dell’istituto.

Particolarmente complessa la situazione nel reparto di media sicurezza, dove sono presenti 137 detenuti. In questo contesto, alcuni spazi non destinati alla detenzione sono stati adattati a celle: una stanza di socialità è stata trasformata per ospitare sette persone, mentre ulteriori posti letto sono stati ricavati in ambienti come l’ex stanza del telefono e quella del congelatore. Queste soluzioni emergenziali hanno generato criticità anche sotto il profilo igienico, soprattutto per la mancanza di docce in alcune aree.

L’assenza di servizi adeguati costringe infatti i detenuti a utilizzare i bagni di altre celle quando disponibili, con conseguenze sulla gestione quotidiana e sul rispetto delle condizioni minime di vivibilità. A ciò si aggiungono le difficoltà organizzative legate alle attività trattamentali. Una recente circolare ha introdotto un ulteriore livello autorizzativo per lo svolgimento di iniziative negli istituti che ospitano detenuti di alta sicurezza, allungando i tempi burocratici anche per attività che non li coinvolgono direttamente.

Secondo quanto riferito dagli operatori, questa situazione determina ritardi nella programmazione e nello svolgimento delle attività, riducendo le opportunità di partecipazione per i detenuti. Ulteriore elemento critico riguarda il reparto di osservazione psichiatrica, che al momento della visita risultava non operativo. Gli spazi destinati a questa funzione sono stati infatti utilizzati per far fronte al sovraffollamento generale.

Il numero elevato di presenze comporta inoltre problemi di promiscuità e difficoltà nel garantire la separazione dei circuiti detentivi, in particolare per quanto riguarda i detenuti cosiddetti “protetti” all’interno della media sicurezza. Una condizione che incide sia sulla gestione interna sia sulla sicurezza complessiva dell’istituto.

“La condizione dell’istituto di Spoleto non è isolata nel panorama penitenziario italiano, segnato da un livello altissimo di sovraffollamento”, ha dichiarato Simona Materia, presidente di Antigone Umbria. “Si tratta però di una condizione che mette a dura prova sia le persone detenute, che devono fare i conti con condizioni di detenzione non sempre dignitose e con un carcere che continua a chiudersi su se stesso, sia il personale”.

Secondo quanto evidenziato, la situazione risulta particolarmente delicata anche in relazione al percorso avviato negli anni precedenti. Le difficoltà attuali rischiano di compromettere esperienze orientate alla formazione e all’inclusione, che avevano caratterizzato l’istituto.

Redazione

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