Il 18 marzo 2025, nella sede della Regione Umbria a Perugia, si è tenuto un incontro istituzionale convocato dalla segreteria dell’assessore regionale Francesco De Rebotti per affrontare il tema della desertificazione bancaria in Umbria. Al tavolo si sono seduti per la prima volta, dopo quasi un decennio di sollecitazioni, i rappresentanti delle principali organizzazioni sindacali del credito e delle assicurazioni e i vertici dell’amministrazione regionale, con l’obiettivo di costruire un protocollo d’intesa condiviso per contrastare gli effetti negativi della progressiva chiusura degli sportelli bancari sul territorio.
Per la parte istituzionale hanno partecipato Andrea Cernicchi, in rappresentanza dell’Assessorato regionale allo sviluppo economico, Adriano Bei, direttore generale del Settore sviluppo economico, e Silvio Ranieri, segretario generale di Anci Umbria. Sul fronte sindacale erano presenti i segretari regionali di First Cisl, Uilca, Fisac Cgil e Fabi, le quattro sigle che da anni chiedevano l’istituzione di un tavolo permanente sul credito a livello regionale.
Il cuore del dibattito ha riguardato la proposta di un protocollo d’intesa capace di governare le ricadute sociali ed economiche della riduzione della rete bancaria fisica. Il segretario regionale di Fisac Cgil Umbria, Giampaolo Ragni, ha chiarito fin dall’apertura dei lavori che l’approccio sindacale intende andare oltre la mera registrazione statistica del fenomeno: l’obiettivo è analizzare le correlazioni tra contrazione degli operatori finanziari e rallentamento dello sviluppo economico locale, per avanzare proposte concrete che coinvolgano tutti i soggetti interessati.
Ragni ha sottolineato come la chiusura degli sportelli costituisca ormai un dato acquisito, frutto di scelte di politica industriale legittimamente adottate dai grandi gruppi bancari, ma con effetti diretti e misurabili sul tessuto economico e sociale umbro. Secondo il sindacato, la contrazione della presenza bancaria sul territorio crea un ostacolo reale alle politiche di sviluppo, disattiva il potenziale delle misure di rilancio e sottrae risorse che potrebbero invece essere destinate alla crescita.
La proposta della Fisac Cgil punta a estendere l’orizzonte del protocollo, rendendolo sincrono rispetto ai piani industriali degli operatori del settore, siano essi grandi gruppi bancari o altri soggetti economici. L’idea è quella di anticipare gli effetti delle trasformazioni, evitando che i contenuti dei piani industriali producano una logica estrattiva dal territorio anziché generatrice di valore. In questa prospettiva, il sindacato chiede una valutazione che coinvolga istituzioni, loro emanazioni operative — come Sviluppumbria e Gepafin — soggetti economici e comunità territoriale.
Un ruolo centrale, nell’analisi sindacale, è attribuito agli istituti bancari medio-piccoli, che per statuto o per vocazione territoriale possono esercitare una funzione di supplenza rispetto ai vuoti lasciati dai grandi gruppi, risultando particolarmente adatti alle dimensioni delle imprese umbre. Parallelamente, Ragni ha indicato la necessità di un dialogo strutturato tra sistema finanziario e associazioni di categoria del mondo produttivo, estendendo il tavolo anche alle fondazioni di origine bancaria, il cui ruolo filantropico potrebbe assumere una funzione di raccordo tra i diversi attori e contribuire alla diffusione di una cultura economico-finanziaria orientata allo sviluppo e alla legalità.
L’incontro del 18 marzo rappresenta il primo passo di un percorso che la Regione Umbria intende strutturare nel tempo, con l’obiettivo di costruire strumenti di governance capaci di rispondere a una tendenza nazionale che in Umbria assume contorni particolarmente marcati.
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