Violenza economica: “Gender pay gap principale forma di controllo delle donne”

L’ultimo incontro del 2025 sulla violenza economica a Perugia a cura di Adoc Uil evidenzia la necessità di sensibilizzare e garantire un’autonomia finanziaria alle donne.

Banca d'Italia

Nei giorni scorsi si è tenuto a Perugia il terzo e ultimo incontro dell’anno organizzato da Adoc Umbria in collaborazione con Uil Umbria, sul tema della violenza economica e su come contrastarla. L’incontro, che ha visto la partecipazione di esperti di prim’ordine, si è svolto nell’Aula 3 del Dipartimento di Giurisprudenza e ha visto la presenza di numerosi rappresentanti di istituzioni e associazioni che lavorano a fianco delle donne per promuovere l’autonomia economica e prevenire le forme più subdole di violenza.

Tra i partecipanti, hanno preso parte la direttrice della Banca d’Italia di Perugia, Miriam Sartini, l’avvocato Beatrice Chioccioni per la Fondazione Umbria per la prevenzione dell’usura, l’avvocata Margherita Scalamogna, consulente Adoc, e l’avvocata Maurita Lombardi, presidente di Liberamente Donna. Hanno contribuito alla discussione anche il segretario generale di Uil Umbria, Maurizio Molinari, la segretaria confederazione Uil Nazionale, Ivana Veronese, e le presidenti di Adoc nazionale e Adoc Umbria, Anna Rea e Marina Conti, rispettivamente.

Anna Rea, presidente di Adoc nazionale, ha introdotto il tema della violenza economica, definendola “la forma più subdola di violenza contro le donne”. Un fenomeno che, secondo i dati, colpisce il 6% delle donne, e si nutre di controllo e isolamento. “La violenza economica si nasconde dietro il divieto di studiare, di lavorare, o nel controllo totale del reddito. Spesso le donne non si rendono conto di essere vittime di questa violenza”, ha spiegato Rea, sottolineando come la consapevolezza sia il primo passo per combatterla. “Ogni persona ha diritto all’autodeterminazione e alla libertà economica”, ha concluso.

Miriam Sartini, direttrice di Banca d’Italia a Perugia, ha fatto il punto sulla situazione economica delle donne, evidenziando come la partecipazione femminile al mondo del lavoro sia inferiore alla media nazionale (58% contro una media italiana più alta). “Le questioni fondamentali sono il gender pay gap e il child penalty. Le donne devono affrontare difficoltà legate alla scarsità di strutture per l’infanzia e alla frequenza di lavori precari e mal retribuiti”, ha aggiunto Sartini, mettendo in luce come le vittime di violenza economica non siano sempre consapevoli della loro condizione.

L’avvocato Scalamogna ha poi portato all’attenzione i numeri preoccupanti: “In Italia, una donna su tre non ha un conto corrente intestato personalmente, e di quelle che ce l’hanno, solo il 58% ha una titolarità esclusiva”, sottolineando come queste asimmetrie sociali siano alla base di una violenza che si perpetua senza che le vittime ne siano consapevoli.

Il focus si è poi spostato sulla violenza economica combinata ad altre forme di violenza, un tema evidenziato dall’avvocata Maurita Lombardi. La presidente di Liberamente Donna ha rimarcato come solo l’intervento congiunto di politiche sociali e di welfare solidale possa realmente offrire un supporto alle donne, soprattutto quelle che vivono in situazioni di fragilità economica e sociale.

Infine, Ivana Veronese, segretaria confederale Uil, ha portato all’attenzione il dato preoccupante che in Italia solo il 58% delle donne ha un conto corrente intestato, e che il 42,4% delle donne subisce forme di violenza economica. La Veronese ha sottolineato come la violenza economica non solo impoverisca le donne, ma le renda ancora più dipendenti dai partner violenti. Il dato che più ha impressionato riguarda il fatto che oltre la metà delle donne che subiscono violenza economica non ha un reddito personale e vive grazie al mantenimento di familiari conviventi, creando una spirale di dipendenza che riduce ulteriormente le possibilità di uscita dalla violenza.

“Non possiamo sperare di prevenire efficacemente la violenza economica se non agiamo sulla principale leva per la libertà e l’indipendenza delle donne: il lavoro”, ha concluso Veronese, richiamando l’urgenza di politiche che favoriscano l’occupazione femminile dignitosa.

L’incontro si è concluso con un appello alla sensibilizzazione e all’educazione economica, affinché le donne possano acquisire la consapevolezza dei propri diritti e accedere a un’autonomia finanziaria che le metta al riparo dalla violenza economica.

Redazione

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