7 Ottobre due anni dopo: “Su Gaza anche in Umbria divisioni ideologiche che generano odio”

Nel giorno dell'anniversario della tragedia, comunicato congiunto di Pld Umbria e Civici X: "Riportare al centro del dibattito i punti chiave per la pace"

Il 7 ottobre segna il secondo anniversario del sanguinoso attacco lanciato da Hamas contro civili israeliani, che ha provocato la morte di circa 1.200 persone e il rapimento di 247 ostaggi. A distanza di dye anni, la ferita resta aperta. Non solo nella Striscia di Gaza o in Israele, ma anche in Italia e nello specifico in Umbria dove la narrazione del conflitto si è caricata di contrapposizioni ideologiche e strumentalizzazioni politiche.

“La giusta indignazione per la gestione del conflitto da parte del governo Netanyahu, che ha portato altra morte e distruzione, non può trasformarsi in delegittimazione dello Stato di Israele”, denunciano in una nota congiunta il Partito Liberaldemocratico Umbria e Civici X. Le due formazioni politiche intervengono in un momento di crescente polarizzazione, anche a livello locale, chiedendo un ritorno al merito delle questioni, lontano dagli slogan e dai posizionamenti precostituiti.

La politica è colpevole  – secondo i promotori dell’appello – di aver piegato la narrazione del conflitto a esigenze di propaganda. Emblematici, secondo  PLD e Civici X due episodi accaduti in Umbria: a Perugia, nessuna sala cinematografica ha accettato di proiettare un docufilm che affronta il tema delle violenze sessuali utilizzate da Hamas come arma di guerra, mentre a Narni è stata ospitata, senza alcun contraddittorio, la presentazione del libro della relatrice ONU Francesca Albanese, che nega la natura terroristica di Hamas e attribuisce la responsabilità del conflitto unicamente a Israele.

“Si sta assistendo a una preoccupante deriva che utilizza la tragedia umanitaria di Gaza come pretesto per alimentare antisemitismo e odio politico”, si legge ancora nel documento. Una distorsione che, oltre a danneggiare la qualità del dibattito, offusca la complessità della crisi mediorientale, che va ben oltre il perimetro geografico del conflitto.

Nel frattempo, la realtà sul campo resta drammatica. Sono ancora 48 le persone prigioniere di Hamas, di cui almeno 20 sarebbero ancora vive. La recente proposta della Casa Bianca per un cessate il fuoco e la liberazione degli ostaggi ha ricevuto segnali positivi da diversi Paesi arabi, lasciando intravedere una possibile svolta diplomatica. Ma senza un rifiuto netto delle frange estremiste – da entrambe le parti – e un impegno concreto per un processo di pace inclusivo, il rischio è che la guerra continui a propagarsi sotto altre forme, anche in Europa.

“Gaza non è solo un conflitto locale, ma il simbolo di una sfida globale che tocca il terrorismo, la democrazia e i rapporti internazionali”, sottolineano i promotori. In quest’ottica, l’Umbria – così come il resto del Paese – può e deve contribuire a un cambiamento di rotta, promuovendo iniziative culturali e politiche che non siano condizionate da schieramenti ideologici, ma orientate a soluzioni concrete e condivise.

“Lasciare fuori la contrapposizione ideologica e riportare al centro i punti chiave per una pace possibile è un grande atto di coraggio”, si legge in conclusione. L’invito rivolto a tutte le forze politiche è chiaro: rifiutare integralismi e retoriche esasperate, per non alimentare ulteriormente una spirale d’odio che minaccia la coesistenza tra i popoli.

Redazione

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