Il sistema giudiziario della provincia di Perugia rischia di entrare in crisi per carenza di personale, con un terzo dei dipendenti attualmente in servizio assunti a tempo determinato grazie ai fondi del PNRR. Sono 100 su 300 i lavoratori precari che operano nei tribunali e nella corte d’appello del territorio, e il loro contratto scadrà tra un anno, senza alcuna garanzia di rinnovo o stabilizzazione.
La preoccupazione è alta tra i dipendenti e le sigle sindacali, che hanno indetto una mobilitazione di due giorni promossa da Cgil, Uil e Usb, per chiedere risposte concrete al Governo e un piano strutturale di assunzioni. La protesta si è concentrata su un punto fondamentale: senza questi lavoratori, il funzionamento della macchina giudiziaria sarà compromesso.
Il Governo ha annunciato l’intenzione di stabilizzare 6.000 dei 12.000 precari PNRR in tutta Italia, ma attualmente le risorse disponibili coprirebbero solo la metà dei posti promessi, ovvero circa 3.000 unità. Nessuna indicazione ufficiale è stata però fornita su quale criterio sarà utilizzato per scegliere chi potrà restare e dove. In Umbria, al momento, non esiste un piano operativo che indichi quante e quali posizioni potranno essere salvate.
Il rischio reale, evidenziano i sindacati, è che tra un anno gli uffici giudiziari si ritrovino a corto di personale, proprio mentre i carichi di lavoro aumentano e i tempi della giustizia restano tra i più lunghi in Europa. «Senza stabilizzazione si compromette il futuro della giustizia locale», è l’allarme lanciato dai rappresentanti dei lavoratori durante i presidi.
Il personale assunto tramite PNRR ha svolto funzioni cruciali per il funzionamento quotidiano della giustizia, dall’assistenza amministrativa alla digitalizzazione degli atti, fino al supporto tecnico per la transizione tecnologica degli uffici. Perdere queste competenze acquisite in poco più di due anni significherebbe ricominciare da zero, con costi e tempi che il sistema non può più permettersi.
La protesta ha coinvolto tutte le principali sedi giudiziarie del perugino, con momenti di confronto anche con le istituzioni locali, a cui è stato chiesto di farsi portavoce delle istanze presso il Ministero della Giustizia. La stabilizzazione dei precari PNRR, secondo i sindacati, non è solo una questione occupazionale, ma un’esigenza funzionale per mantenere in piedi un servizio essenziale per i cittadini.
Luciano Morini, delle Rsu del Tribunale di Perugia sottolinea: “Questo è un personale che ha acquisto competenze, contributito riduzione arretrato e tempi di processi, ma il Governo non dà risposte ad ubna stabilizzazione che risolverebbe una carenza atavia”. Gianluca Liviabella della Usb aggiunge: “Non ci sono soldi per chi sta portando successi al tribunale, ed è molto grave”. Paola Scaramazza, segreteria FP CGIL Perugia aggiunge a sua volta: “Ci sono 12.000 persone che aspettano, ma non ci sono notizie per i fondi previsti nella finanziaria”
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