Il Consiglio comunale di Perugia ha detto sì alla promozione del parto in anonimato, ma ha respinto la proposta della minoranza per il ripristino della Culla per la Vita. Due atti su un tema delicato e complesso, votati nella stessa seduta del 26 maggio, hanno evidenziato una profonda divergenza di approccio tra maggioranza e opposizione, nonostante l’apparente convergenza sugli obiettivi di tutela del neonato e supporto alla maternità difficile.
Approvato l’odg della maggioranza: più informazione, più supporto
Con 18 voti favorevoli e 5 astensioni è stato approvato l’odg proposto da Riccardo Vescovi (Anima Perugia) che pone al centro la promozione del diritto al parto in anonimato, previsto dalla legge italiana Il documento punta a rafforzare campagne informative nei consultori e ospedali, a valutare team interdisciplinari di supporto nei presidi sanitari, e a ripristinare, previa istruttoria, la Culla per la Vita, ma solo in un contesto regolato, pubblico e non ideologico.
“Non basta occuparsi del ‘dopo’ se non ci si prende cura del ‘prima’”, ha dichiarato Laura Tanci, sottolineando l’importanza di agire sul fronte della prevenzione, dell’educazione e dell’informazione, piuttosto che proporre strumenti estremi e marginali. Il focus, per la maggioranza, è sulla libera autodeterminazione della donna, sull’accesso ai servizi sociosanitari e sul potenziamento dei consultori.
Bocciato l’odg dell’opposizione: la culla della vita resta spenta
È stato invece respinto con 20 voti contrari e solo 7 favorevoli l’odg presentato dai gruppi di Fratelli d’Italia e Margherita Scoccia, che proponeva il ripristino immediato della Culla per la Vita presso il centro “Daniele Chianelli” e una campagna informativa mirata. Secondo i proponenti, si trattava di un dispositivo salva-vita, già attivo in altre città italiane e utile in situazioni estreme, quando la madre non riesce a ricorrere nemmeno al parto in anonimato in ospedale.
Nicola Volpi (FdI) ha lamentato il rifiuto di trovare una convergenza e ha difeso la legittimità dell’intervento, affermando che “la culla per la vita è un presidio sicuro, protetto e necessario, non ideologico”.
Dalla maggioranza sono arrivate invece critiche all’approccio ritenuto riduttivo e privo di una visione sistemica. Francesca Pasquino (PD) ha sottolineato che “non si può parlare di diritto alla vita senza garantire anche il diritto alla salute, alla maternità consapevole e all’informazione”, mentre Federico De Salvo (Anima Perugia) ha ribadito che “una politica matura deve tutelare sia la donna sia il neonato, non ragionare a compartimenti stagni”.
Le accuse di ideologizzazione e la mancata convergenza
Il confronto tra i due odg ha evidenziato contrapposizioni valoriali e strategiche. Elena Fruganti (FdI) ha accusato la maggioranza di aver divaricato il dibattito in modo ideologico, mentre Fabrizio Ferranti (Perugia per la sanità pubblica) ha sostenuto che l’opposizione ignora la complessità sociale del problema. “Parlare solo di culla senza affrontare precarietà, servizi e salute mentale rischia di lasciare sole proprio quelle donne che si vuole aiutare”, ha affermato.
Anche nel centrodestra non sono mancate critiche alla rigidità del confronto. Edoardo Gentili (FI) ha espresso amarezza per il mancato dialogo, osservando che l’intento concreto avrebbe potuto unire le forze politiche su una pagina importante per la città.
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