Il dato agghiacciante: sono già tre in appena tre mesi e mezzo i femminicidi che hanno visto vittime umbre, due dei quali compiuti proprio sul territorio: il 5 Gennaio a Gualdo Tadino Eliza Feru (origini rumene) uccisa dal marito (italiano) Daniele Bordicchia. La scorsa settiama Laura Papadia, italiana, uccisa dall’italianissimo marito Gianluca Romita. A Roma, la ternana di origini albanesi Ilaria Sula uccisa dal fidanzato di origine filippina Mark Samson.
Un allarme sociale, che deve far riflettere su quanto anche una piccola regione come l’Umbria non sia esente da questi fenomeni. Che beninteso – e come ben spiegato anche nella manifestazione a Terni in piazza della Repubblica – non hanno colori di pelle, nè differenze di cultura o religione, come testimoniano vittime e carnefici.
Anche per questo suonano incredibili le parole del ministro della Giustizia Carlo Nordio, che commentando questi episodi li ha associati alle etnie: “Alcune etnie non hanno la nostra sensibilità verso le donne”, ha dichiarato il ministro, suscitando un’ondata di reazioni critiche dal mondo politico e sociale.
Le parole del ministro
Nordio, affrontando il tema della violenza di genere, ha spiegato che “purtroppo il legislatore e anche la stessa magistratura possono arrivare entro certi limiti a reprimere questi fatti che si radicano probabilmente nella assoluta mancanza non solo di educazione civica, ma anche di rispetto verso le persone”, sottolineando in particolare che questa mancanza sarebbe più evidente “per quanto riguarda giovani o giovani adulti di etnie che magari non hanno la nostra sensibilità, soprattutto verso le donne”.
Il ministro ha poi rivendicato il lavoro dell’attuale esecutivo in materia, affermando che “il Governo ha fatto veramente il possibile, sia come attività preventiva, per incentivare il codice rosso e accelerare i termini, sia repressiva: abbiamo addirittura introdotto il reato di femminicidio”, pur riconoscendo che questo non basta. “Questa è una questione di educazione. Il tempo e soltanto un’attività a 360 gradi, proprio educativa, soprattutto nell’ambito delle famiglie dove si forma il software del bambino, può essere un inizio per cambiare rotta”, ha detto Nordio, aggiungendo che “è illusorio pensare che l’intervento penale possa risolvere la situazione”.
Le dichiarazioni hanno immediatamente scatenato una dura reazione da parte delle opposizioni, che hanno accusato il ministro di razzismo e di spostare l’attenzione dal problema reale. I parlamentari del Partito Democratico hanno risposto: “Non si fermano col razzismo i femminicidi. Non si fermano agitando odio etnico, come ci pare faccia irresponsabilmente il ministro Nordio, celando la questione del maschile tossico dietro a quella etnica”.
Il Pd ha inoltre ricordato che “le donne italiane vengono uccise nella stragrande maggioranza da uomini italiani che non accettano di essere lasciati”, bollando la frase di Nordio come “irricevibile e triste” e chiedendo “una netta, chiara presa di distanza da parte del Governo e un impegno urgente sul piano della prevenzione”.
Anche Riccardo Magi, segretario di Più Europa, ha duramente criticato il ministro: “Si diceva garantista invece era solo razzista. Volevano un competente al ministero della giustizia, invece si sono ritrovati uno che non conosce nemmeno i numeri di quei fenomeni che dovrebbe provare a governare”.
Magi ha sottolineato come i dati ufficiali smentiscano la tesi di Nordio: “Nel 2024 su 99 donne uccise, 83 sono state vittime di uomini italiani e solo 16 casi hanno coinvolto cittadini stranieri”. Secondo Magi, “un ministro di un Paese normale si sarebbe già dimesso. Ma Nordio non è un ministro e l’Italia, che ha un ministro come Nordio, non è un Paese normale”.
Il centro pari opportunità dell’Umbria
Il centro pari opportunità dell’Umbria, con una nota, si stringe attorno alla famiglia di Ilaria Sula e sottolinea come “ci troviamo di fronte alla furia assassina di due uomini accecati dal possesso, che ha sempre lo stesso agghiacciante ed efferato atto finale, orfano del senso del limite che caratterizza ormai la nostra convivenza civile: una violenza che spezza vite giovanissime, evidenziando la necessità sempre più urgente di un’azione incisiva per contrastare un fenomeno che continua a ripetersi con drammatica frequenza”. E chiede un impegno da parte di istituzioni e società civile per una “riflessione collettiva”: “La violenza di genere, radicata in dinamiche di possesso e sopraffazione, rappresenta una minaccia alla convivenza e alla sicurezza di tutte e tutti, e richiede risposte concrete, tempestive ed efficaci”, concludono ribandendo l’invito a denunciare, sensibilizzare e tenere d’occhio anche ogni piccolo segnale di pericolo o comportamento sospetto.
Le indagini
Intanto, la procura di Roma ha chiesto la convalida del fermo per Mark Antony Samson, il 23enne accusato del femminicidio di Ilaria Sula. I magistrati contestano al giovane il reato di omicidio volontario aggravato dalla relazione affettiva e l’occultamento di cadavere. Al vaglio di inquirenti e polizia anche la posizione dei genitori di Mark: non è chiaro se lo abbiano aiutato a far sparire il cadavere ma sicuramente non lo hanno fermato.
Per il ragazzo invece si valutano le aggravanti. Al giovane, al momento, sono contestati l’omicidio e l’occultamento di cadavere. Tutto dipenderà dagli elementi acquisiti nell’appartamento di via Homs, nel quartiere Africano, dove la Polizia Scientifica, ha effettuato un sopralluogo ieri. Diverse le macchie di sangue trovate insieme a un coltello che potrebbe essere quello utilizzato per il delitto.
Nelle prossime ore ci sarà un nuovo sopralluogo. Accertamenti in corso anche sull’autovettura con cui il 23enne avrebbe, secondo la ricostruzione di chi indaga, trasportato il cadavere della ragazza da Roma fino all’area boschiva dove poi è stato ritrovato. Il giovane ha ammesso le sue responsabilità, parlando però di impeto e raptus ma non di premeditazione
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