Un errore diagnostico ha portato a una grave invalidità evitabile: un tumore al retto visibile in risonanza magnetica non fu segnalato perché l’esame era di natura ginecologica. La Corte dei Conti ha condannato il medico responsabile a un risarcimento di 195mila euro, somma che, con interessi e rivalutazione, sfiorerà i 260mila euro.
Un errore diagnostico con gravi conseguenze
La vicenda ha avuto origine nel 2008, quando un medico in servizio presso il reparto di radiodiagnostica dell’ospedale di Città di Castello esaminò una risonanza magnetica ginecologica, limitandosi a escludere patologie dell’apparato riproduttivo, senza segnalare una massa sospetta nell’intestino, già chiaramente visibile. L’omissione portò a una diagnosi ritardata di quattro anni, con conseguenze devastanti per la paziente. Nel 2012, il tumore fu finalmente identificato, ma ormai era necessario un intervento chirurgico invasivo, con asportazione e ricanalizzazione dell’intestino, che lasciò la donna con una grave invalidità.
La sentenza della Corte dei Conti
La Corte dei Conti ha riconosciuto la colpa grave del medico, sottolineando nella sentenza che la mancata segnalazione della lesione rappresenta un errore non scusabile, data la sua grossolanità. La Asl Umbria 1, attraverso l’assicurazione, aveva già anticipato il risarcimento alla donna nel 2016, riconoscendo la validità delle sue richieste. Ora, con la condanna del medico, l’azienda sanitaria potrà rivalersi per recuperare la somma.
Implicazioni per la responsabilità medica
Questo caso solleva importanti questioni sulla responsabilità dei medici radiologi e sulla necessità di una maggiore attenzione nell’interpretazione delle immagini diagnostiche. La sentenza evidenzia che un referto deve considerare tutti i dati clinici rilevabili, anche se non strettamente legati alla richiesta dell’esame. Un principio essenziale per garantire la tutela della salute dei pazienti e prevenire situazioni simili in futuro.
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