Un seminario ancora in fase di progettazione, che prevedeva la partecipazione di esperti di Leonardo e Rheinmetall, due importanti aziende europee produttrici di armamenti, è stato bloccato a seguito delle proteste degli studenti dell’Università degli Studi di Perugia (UNIPG). L’incontro era legato al corso magistrale “Sistemi d’intelligence e sicurezza nazionale”, promosso dal Dipartimento di Scienze Politiche.
Giovedì, gli studenti avevano organizzato un flash mob nell’atrio del dipartimento, guidati dall’associazione Link, seguito dall’intervento dei rappresentanti dell’Unione degli Universitari (Udu), che hanno avviato un confronto con il direttore del dipartimento Giorgio Eduardo Montanari e il coordinatore del corso Luca Pieroni. Il confronto ha portato alla cancellazione ufficiale del seminario.
Gli studenti hanno espresso ferma opposizione alla collaborazione con aziende del settore bellico, in particolare nel contesto attuale di conflitti internazionali. “Non è solo il corso in sé il problema, ma il fatto che sia un pretesto per aprire le porte dell’università ai principali attori dell’industria bellica”, ha dichiarato Michele Saraceni, coordinatore di Link. Secondo gli studenti, la presenza di queste aziende all’interno dei percorsi accademici contribuirebbe a normalizzare e legittimare il settore della guerra come ambito di business.
Le associazioni studentesche hanno inoltre criticato l’aumento delle spese militari del 7,3%, a discapito dei finanziamenti per l’università pubblica. “Chiediamo che l’ateneo prenda posizione e revochi qualsiasi accordo con aziende che traggono profitto dalla guerra”, hanno ribadito i manifestanti.
La protesta ha riacceso il dibattito sul ruolo dell’università in relazione all’industria della difesa e sulla necessità di garantire l’indipendenza della ricerca. Gli studenti sollecitano un impegno concreto dell’ateneo per promuovere una cultura della pace e del disarmo, in linea con l’adesione dell’Università di Perugia alla Rete delle Università Italiane per la Pace.
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