La Terza Commissione dell’Assemblea legislativa dell’Umbria, presieduta da Elena Proietti (Fratelli d’Italia), ha approvato una legge che modifica il Testo Unico su sanità e servizi sociali, con particolare attenzione alle politiche per le famiglie. La proposta, prima firmataria Paola Fioroni (Lega), ha ottenuto sei voti favorevoli e un voto contrario da parte di Tommaso Bori (Partito Democratico). Quest’ultimo ha espresso dissenso non per il lavoro tecnico degli uffici, ma perché la maggioranza di centrodestra ha deciso di non rifare le audizioni dopo l’introduzione di un emendamento sostitutivo che “stravolge il testo originario”. La legge verrà discussa in aula il prossimo 17 settembre.
Tra le voci più critiche rispetto al testo c’è Omphalos, associazione impegnata nella difesa dei diritti LGBTQ+, che aveva già partecipato alle audizioni di gennaio 2023. In una nota ufficiale, l’associazione ha evidenziato le problematiche legate alla definizione di famiglia proposta nel nuovo testo. Secondo Omphalos, la definizione “non tiene in nessun modo conto della realtà delle formazioni famigliari nel nostro Paese” e presenta “evidenti profili di incostituzionalità”.
Il presidente di Omphalos, Stefano Bucaioni, ha dichiarato che è “fondamentale modificare la proposta di legge sin dal suo primo articolo”, in quanto la definizione di famiglia attuale non rispecchia “né l’assetto normativo dello Stato, né la realtà della società in cui viviamo”. Secondo Bucaioni, se la legge fosse approvata nella sua forma attuale, rappresenterebbe “un mero strumento di propaganda politica di parte” e potrebbe essere soggetta a un giudizio di incostituzionalità.
Bucaioni ha inoltre sottolineato che “le famiglie sono tante e diverse”, includendo anche quelle “formate da persone dello stesso sesso”, che esistono da sempre e continueranno a esistere. Secondo il presidente di Omphalos, stabilire per legge che la Regione Umbria si occupa solo di alcune famiglie in base alla “sensibilità politica della maggioranza di turno” rappresenta una “discriminazione inaccettabile” e un atto in palese contrasto con gli articoli 2 e 3 della Costituzione, che garantiscono i diritti fondamentali e l’uguaglianza di tutti i cittadini.
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