In un paesaggio rurale idilliaco, le tenebre dello sfruttamento e delle violazioni dei diritti dei lavoratori sono state portate alla luce dalle azioni di due dirigenti di una cooperativa sociale con sede a Perugia, affiliata alla Caritas. Un uomo e una donna sono sotto accusa per “intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro”; il processo, fissato per il 7 giugno 2024, promette di rivelare dettagli angoscianti sulle pratiche meschine utilizzate per reclutare migranti destinati al lavoro nelle campagne del Perugino e dell’Alto Tevere.
Secondo l’inchiesta condotta dalla Procura, i due dirigenti, avrebbero operato tra la fine del 2019 e l’inizio del 2021. Il loro modus operandi includeva il reclutamento di 31 (trentuno) richiedenti asilo provenienti dall’Africa o dall’Asia, ospitati nelle strutture di accoglienza della regione. Questi migranti venivano coinvolti in turni massacranti di dieci/undici ore al giorno nelle aziende agricole del nord dell’Umbria, per paghe irrisorie e in condizioni disumane.
La denuncia dello sfruttamento è giunta dalla testimonianza dei cittadini pakistani, fuggiti da una delle aziende coinvolte, con il supporto della Flai Cgil che si è costituita parte civile nel processo. Le indagini hanno svelato che molti migranti, minacciati della revoca dei documenti per la permanenza in Italia, erano talvolta costretti a versare circa 500 euro per accedere alle procedure di sanatoria per la regolarizzazione.
Il fenomeno, come noto, non è nuovo né in Umbria né in Italia; il metodo di sfruttamento di cittadini extracomunitari e non solo come dimostrano tante vertenze in atto e purtroppo il dramma dei morti nel cantiere di costruzione del supermercato Esselunga di Firenze per i subappalti e forme di caporalato con il ricatto dei permessi di soggiorno.
Il Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro di Perugia ha condotto un’indagine approfondita, ascoltando le testimonianze dei migranti sfruttati e coinvolgendo le aziende agricole interessate. Questo triste episodio dimostra inequivocabilmente che anche l’Umbria (l’isola felice), nelle sue pittoresche campagne, non è immune dal rischio di sfruttamento e dell’esclusione sociale. È urgente combattere queste pratiche illegali e disumane attivando forme di prevenzione e di controllo sociale rafforzando il ruolo di controllo degli enti preposti (Ispettorato del Lavoro, NAS, ecc…) anziché indebolirlo.
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