False fatturazioni nei concerti organizzati: Andrea Mingardi indagato a Perugia

Il cantautore bolognese compare in 8 capi di imputazione legati alla sua collaborazione con l'impresario eugubino Traversini: l'artista avrebbe dichiarato operazioni fittizie per 172.000 euro. Lui si difende: "Regolarizzato tutto e patteggiato"

Il  cantautore bolognese, Andrea Mingardi si trova al centro di un’inchiesta condotta dalla Procura di Perugia, accusato di dichiarazione fraudolenta mediante l’uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti. Il suo nome è comparso nell’atto con cui il magistrato Gianpaolo Mocetti ha richiesto il rinvio a giudizio di 36 persone.Mingardi, tramite il suo avvocato Riccardo Carboni, ha dichiarato di aver regolarizzato la sua posizione con l’Erario e di aver concordato il patteggiamento della condanna con il pubblico ministero. La decisione finale spetta al giudice di Perugia, che valuterà l’accoglimento dell’istanza durante la prossima udienza prevista per la seconda metà di febbraio. Ne riferisce Umbria24.

L’indagine, condotta dalla Guardia di Finanza, ha al centro Maurizio Traversini, un 64enne di Gubbio, titolare di una ditta che si occupa di procacciare affari. Le accuse riguardano un “vorticoso giro di fatture per operazioni oggettivamente inesistenti” emesse a favore di numerosi clienti al fine di evadere le imposte sui redditi e sul valore aggiunto. Nel periodo compreso tra il 2013 e il 2020, Traversini avrebbe emesso circa 700 fatture, per un totale di quasi 1,8 milioni di euro, con un’evasione di IVA di circa 400 mila euro.

Il cantautore Andrea Mingardi è coinvolto in otto capi di imputazione relativi al periodo dal 2015 al 2018. Le accuse riguardano 23 fatture ricevute dalla ditta individuale di Maurizio Traversini, con la quale Mingardi aveva collaborato per organizzare concerti musicali. La Procura afferma che Mingardi avrebbe indicato nelle dichiarazioni operazioni fittizie passive derivanti da fatture di operazioni inesistenti, per un ammontare complessivo di 172 mila euro, portando a un’evasione di IVA per 37 mila euro e 65 mila euro di imposte sul reddito Irpef.

L’avvocato Riccardo Carboni, difensore di Andrea Mingardi, ha spiegato che il cantautore non si occupava personalmente degli aspetti amministrativi e contabili della sua attività. Tuttavia, una volta constatata l’irregolarità, Mingardi ha regolarizzato la sua posizione con l’Agenzia delle Entrate di Bologna, pagando integralmente le somme contestate e le relative sanzioni. La Procura ha quindi accettato una richiesta di patteggiamento favorevole.

Redazione

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