Reti oncologiche: l’Umbria è tra le peggiori regioni in Italia

È emerso che i pazienti affetti da tumore all'ovaio tendono a recarsi fuori dalla loro regione per ricevere cure

L’assistenza oncologica in Italia presenta un panorama contrastante, con differenze significative tra le varie regioni, come evidenziato dal rapporto dell’Agenas, l’agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali. Secondo l’indagine condotta sullo stato di attuazione delle reti oncologiche per il 2022, si osserva una marcata discrepanza nella qualità dei servizi offerti, con alcune regioni che eccellono, mentre altre restano indietro.

Cinque regioni italiane si distinguono per la qualità dell’assistenza oncologica: Toscana, Piemonte/Valle D’Aosta, Emilia Romagna, Veneto e Liguria. Queste aree mostrano elevati livelli di efficacia ed efficienza nel trattamento dei pazienti oncologici, con la Liguria che presenta risultati molto buoni, anche se non ottimali.

Al contrario, regioni come Basilicata, Calabria, Molise, Abruzzo, e in modo particolare l’Umbria, evidenziano gravi carenze. Il rapporto di Agenas sottolinea come queste regioni soffrano di una scarsa gestione dei pazienti, un elevato tasso di migrazione sanitaria, e servizi di rete non ottimizzati. Sette sono le patologie croniche principali oggetto di studio: cancro alla mammella, colon, retto, polmone, prostata e utero. È emerso che i pazienti affetti da tumore all’ovaio tendono a recarsi fuori dalla loro regione per ricevere cure, un trend che si ripete anche per i tumori alla prostata, utero e retto.

Un aspetto critico evidenziato dal rapporto è l’assenza di digitalizzazione nella rete oncologica, come la mancanza di una cartella clinica oncologica informatizzata. Inoltre, si segnalano carenze nei finanziamenti dedicati alla struttura e al personale, necessari per il funzionamento efficace della rete.

L’Agenas raccomanda all’Umbria, in particolare, di implementare una maggiore interscambiabilità del paziente all’interno dei nodi della rete oncologica. Questo dovrebbe contribuire a ottimizzare il percorso di cura, ridurre i lunghi tempi di attesa per interventi chirurgici, diagnostica e terapie, e garantire una maggiore vicinanza delle cure mediche, specialmente per i pazienti oncologici in fase avanzata o cronica di malattia.

Redazione

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