Babygang armati di bottiglie sul bus: “Seminano il terrore fra autisti e passeggeri”

Faisa Cisal traccia le "zone rosse" del trasporto pubblico: minorenni armati di bottiglie e autisti senza tutele

Ogni sabato pomeriggio, sull’Alto Tevere, gruppi di ragazzi — spesso minorenni — salgono sugli autobus con bottiglie di alcol, rifiutano di pagare il biglietto e prendono di mira i conducenti. Lo denuncia la Faisa Cisal, il sindacato degli autoferrotranvieri, che attraverso il segretario regionale Christian Di Girolamo descrive una situazione “intollerabile e fuori controllo” su più linee del trasporto pubblico umbro. I casi documentati si moltiplicano settimana dopo settimana, con l’ultimo episodio registrato il 22 maggio tra le province di Perugia e Terni.

Secondo il sindacato, le aree più critiche sono Città di Castello, Perugia, la zona dell’Eugubino e il ternano, dove le aggressioni verbali e fisiche agli autisti sono diventate una costante. Di Girolamo parla esplicitamente di “zone rosse” all’interno della regione, un termine che restituisce la gravità di una condizione che le istituzioni, a suo giudizio, non hanno ancora affrontato con la necessaria determinazione.

La cronaca delle ultime settimane è densa di episodi circostanziati. Il 22 maggio, un autista ha raccontato nelle chat interne di categoria quanto accaduto in soli trenta minuti: un gruppo di minorenni a bordo, uno dei quali ha sottratto con violenza il biglietto a un altro passeggero già presente sul mezzo. Alla fermata successiva, un altro ragazzo ha opposto un netto rifiuto alla richiesta di esibire il titolo di viaggio. Nel momento in cui l’autista ha tentato di contattare i carabinieri, il minore è sceso dal mezzo, ha rivolto insulti a sfondo razziale al conducente, lo ha spinto e ha sputato nella sua direzione.

Su un’altra linea, identificata come linea D, un operatore ha segnalato che oltre la metà dei passeggeri viaggiava senza biglietto. Un utente che aveva provato a chiamare le forze dell’ordine non era riuscito a ottenere risposta: le pattuglie erano già impegnate altrove. “C’è bisogno ci sia qualche guardia negli urbani”, ha scritto l’autista, citando come esempio positivo la Toscana, dove controllori e verificatori operano con turni regolari sui mezzi pubblici.

Un altro episodio documentato descrive uno scenario ancora più pericoloso: bottiglie di vetro estratte dagli zaini all’interno del bus, martelletti di emergenza manomessi, discussioni con i passeggeri. Anche in questo caso, i carabinieri non sono intervenuti per mancanza di disponibilità operative.

La Faisa Cisal evidenzia una doppia lacuna: quella delle tutele per i lavoratori — ritenute del tutto inadeguate sia sul piano contrattuale sia su quello normativo — e quella dell’ultimo decreto sicurezza, che secondo il sindacato non offre risposte concrete al fenomeno. “Gli insulti quotidiani rivolti agli autisti — scrive Di Girolamo — sono accompagnati da minacce di natura fisica, come l’utilizzo di bottiglie di vetro, che costituiscono un grave pericolo per l’incolumità degli operatori”.

Il sindacato ha già presentato segnalazioni ai prefetti e alle istituzioni regionali, senza ricevere risposte operative. La richiesta è netta: presenza stabile delle forze dell’ordine sui mezzi, introduzione di figure professionali dedicate al controllo e una revisione normativa in grado di offrire protezione reale a chi svolge un servizio pubblico essenziale.

Redazione

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