Il Consiglio di Stato ha confermato la legittimità dell’archiviazione del progetto per il termovalorizzatore di Gualdo Tadino proposto dalla società Waldum Tadinum Energia Srl, dando ragione alla Regione Umbria. La decisione è contenuta nella sentenza n. 03657/2026 della Sezione Quarta, che ha parzialmente riformato la precedente pronuncia del Tar Umbria, riaffermando il ruolo centrale della pianificazione pubblica nella gestione del ciclo dei rifiuti e nella tutela ambientale.
Secondo quanto stabilito dai giudici amministrativi, la Regione ha il compito di orientare la localizzazione degli impianti e di definire il reale fabbisogno territoriale, nel rispetto del Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti.
La Regione: “Prevale l’interesse pubblico”
A commentare la decisione è stato l’assessore regionale all’Ambiente Thomas De Luca, che ha parlato di un passaggio importante per il territorio umbro.
«Questa sentenza del Consiglio di Stato segna un momento di chiarezza fondamentale per la nostra Regione – ha dichiarato – non si tratta di una vittoria contro un’iniziativa privata, ma dell’affermazione del primato dell’interesse pubblico e della programmazione ordinata su logiche estranee alle necessità dei nostri territori».
De Luca ha inoltre ribadito la linea della Regione sul tema della gestione dei rifiuti, sottolineando la volontà di puntare su un modello di economia circolare, basato su recupero di materia e riduzione degli scarti.
«Una decisione che rappresenta una vittoria fondamentale per i cittadini umbri e per il futuro della nostra terra», ha aggiunto l’assessore, evidenziando come il Consiglio di Stato abbia riconosciuto la centralità della tutela del paesaggio e della salute pubblica.
Confermato il ruolo del Piano regionale dei rifiuti
Nel testo della sentenza, il Consiglio di Stato ha chiarito che la programmazione regionale non rappresenta un semplice dato statistico, ma una previsione vincolante finalizzata a garantire un “equilibrato sviluppo territoriale”.
I giudici hanno infatti riconosciuto alla Regione un potere di pianificazione “molto ampio”, sottolineando che la realizzazione degli impianti deve essere coerente con il fabbisogno individuato dal Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti.
L’archiviazione del progetto Waldum è stata quindi ritenuta legittima proprio perché l’impianto proposto risultava non rispondente al fabbisogno regionale e ai criteri di localizzazione previsti dal piano.
“No” al sovradimensionamento degli impianti
La sentenza affronta anche il tema della concorrenza nel settore del recupero energetico. Secondo il Consiglio di Stato, impedire la realizzazione di impianti non necessari non costituisce una limitazione illegittima del mercato, ma uno strumento utile a evitare il sovradimensionamento impiantistico.
Nel provvedimento viene evidenziato che, nel caso dell’incenerimento, un eccesso di impianti potrebbe disincentivare raccolta differenziata e riciclo, in contrasto con il principio della gerarchia dei rifiuti previsto dalla normativa europea e nazionale.
Richiamati i principi della Costituzione
Nella decisione viene inoltre richiamato il bilanciamento tra libertà economica e tutela ambientale previsto dagli articoli 9 e 41 della Costituzione.
Il Consiglio di Stato ha ribadito che l’attività economica non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale né arrecare danno alla salute o all’ambiente, evidenziando il valore della pianificazione regionale come strumento di tutela degli ecosistemi.
I giudici hanno infine precisato che le iniziative private nel settore possono essere presentate in regime di concorrenza, ma devono comunque rispettare le indicazioni e i limiti fissati dalla programmazione regionale.
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