Un solo mese di tensioni legate alla guerra in Medio Oriente ha già avuto effetti concreti sull’economia umbra: secondo l’Unione nazionale consumatori su dati Istat, le famiglie della regione registrano un aumento medio di 433 euro annui sul costo della vita. Il dato, aggiornato a marzo 2026, evidenzia un’inflazione dell’1,6% su base mensile, in linea con la media nazionale (+1,7%), con rincari che colpiscono soprattutto energia, trasporti e beni alimentari.
Perugia più cara di Terni: pesa il carrello della spesa
L’impatto dell’inflazione non è uniforme sul territorio. Perugia si posiziona al diciannovesimo posto nazionale tra le città più care, con un aumento annuo di 487 euro (+1,8%), superiore rispetto a Terni, dove la situazione appare più contenuta.
A incidere maggiormente è il carrello della spesa, con aumenti diffusi nei prodotti alimentari: frutta (+4,3%), agrumi (+6,5%), carne (+0,3%), pane (+0,1%), pasta (+0,7%), oltre a rincari per preparazioni a base di pesce (+1%), alimenti per bambini (+1,7%) e bevande analcoliche (+1,9%).
Nel territorio ternano, invece, si registrano aumenti per alcune verdure di stagione, olio extravergine, pane e uova, mentre risultano in calo prodotti come cacao, burro e pasta. Tornano però a crescere i costi dei trasporti (+2,4%) e quelli legati all’abitazione, tra cui acqua, luce e gas (+2%).
Energia in aumento: stangata su famiglie e bollette
Le tensioni geopolitiche hanno inciso in modo diretto sui prezzi energetici. A marzo 2026 il gas ha raggiunto i 53 euro per megawattora, mentre l’energia elettrica è salita fino a 143 euro/mWh, determinando un forte aumento delle bollette.
Secondo l’Ufficio studi della Cgia, la spesa complessiva per luce e gas in Umbria passerà da 568 milioni nel 2024 a 662 milioni nel 2026, con un incremento di 94 milioni in due anni. Una crescita alimentata da un aumento stimato del 29% delle materie prime energetiche.
La situazione colpisce direttamente le famiglie: oltre 25 mila nuclei umbri, pari a più di 55 mila persone, incontrano difficoltà nel sostenere le spese energetiche.
Imprese sotto pressione: rischio effetti a catena
L’aumento dei costi energetici si riflette anche sul sistema produttivo. Secondo la Cna, l’impatto sulle imprese umbre è stimato in circa 500 milioni di euro. Lo studio del centro Sintesi evidenzia come saranno proprio le aziende a subire gli effetti indiretti più pesanti del conflitto.
Il presidente regionale Michele Carloni sottolinea la necessità di interventi urgenti: “Se non vogliamo il collasso del sistema produttivo servono correttivi urgenti a livello europeo, nazionale e regionale”, con particolare attenzione ai settori più energivori come manifattura e trasporti.
Costruzioni e agricoltura tra i settori più colpiti
Secondo Confartigianato, a marzo l’energia è aumentata del 41,6% su base annua, con il gas in crescita del 48% e il gasolio arrivato a 2,2 euro al litro. Rincari significativi anche nei materiali: bitume (+120%), acciaio (+28%), PVC (+33%), calcestruzzo (+30%).
Critica anche la situazione dell’agricoltura umbra, come evidenziato da Matteo Pennacchi, presidente di Confagricoltura Umbria: “È necessario un piano emergenziale di sostegno alla produttività”. Tra le principali difficoltà si segnalano l’aumento dei fertilizzanti (fino al 30% dei costi aziendali), il rincaro del gasolio agricolo fino al 100% e le criticità nella filiera logistica.
Le misure della Regione
Per fronteggiare la crisi, la giunta regionale dell’Umbria ha istituito un tavolo energia per monitorare la situazione e definire le contromisure. Parallelamente, sono stati stanziati 36 milioni di euro destinati al sostegno di famiglie e imprese, con l’obiettivo di attenuare l’impatto dei rincari.
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