Caro carburante in Umbria: i sindacati chiedono la fine dei turni spezzati nella GDO

Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs scrivono alle aziende della grande distribuzione umbra per chiedere misure urgenti contro il peso crescente dei costi di mobilità sui lavoratori

Filcams Cgil Perugia, Fisascat Cisl Umbria e Uiltucs Umbria hanno inviato una lettera alle aziende della grande distribuzione organizzata (GDO) dell’Umbria per denunciare l’insostenibilità economica che i lavoratori del settore stanno affrontando a causa dell’aumento del costo del carburante. La richiesta riguarda l’adozione di misure concrete — a partire dalla trasformazione dei turni spezzati in turni continui — e l’apertura di un tavolo permanente di confronto. Il problema, strutturale per una regione caratterizzata da forte frammentazione territoriale e trasporto pubblico carente, si è aggravato con la recente crisi energetica.

Il nodo del trasporto pubblico in Umbria

Il contesto umbro amplifica in modo significativo l’impatto del caro carburante sul reddito disponibile dei lavoratori. La dispersione dei centri abitati e le lacune croniche del trasporto pubblico locale costringono la quasi totalità dei dipendenti della GDO all’utilizzo del mezzo privato per raggiungere il posto di lavoro. A ciò si aggiunge la localizzazione dei poli commerciali spesso distanti dalle residenze dei dipendenti, rendendo ogni spostamento un costo fisso difficile da comprimere.

In questo quadro, le organizzazioni sindacali evidenziano come le previsioni di ulteriori interruzioni nelle forniture energetiche — richiamate di recente dai principali organi di informazione nazionali — rischino di aggravare ulteriormente la situazione nei prossimi mesi.

Turni spezzati: fino a quattro tragitti al giorno

Il elemento più critico, secondo i sindacati, riguarda la struttura degli orari di lavoro nel commercio. I turni spezzati, che prevedono lunghe pause intermedie non retribuite, obbligano i lavoratori a percorrere il tragitto casa-lavoro fino a quattro volte nell’arco della stessa giornata, raddoppiando di fatto la spesa per il carburante rispetto a chi lavora in turno unico.

Per chi risiede a distanza considerevole dal punto vendita, il problema si duplica: la pausa intermedia non è sufficiente per rientrare a casa e si trasforma in una “permanenza forzata” nelle vicinanze del luogo di lavoro, con spese aggiuntive per il vitto e una riduzione oggettiva della qualità della vita. I sindacati parlano esplicitamente di un “costo fisso che erode pesantemente salari già esigui”.

Le cinque misure richieste alle aziende della GDO

La lettera inviata alle imprese della grande distribuzione umbra individua un pacchetto articolato di interventi, da adottare con carattere di urgenza:

  • Compattazione delle prestazioni: conversione sistematica dei turni spezzati in turni continui, per ridurre al minimo indispensabile gli spostamenti quotidiani.
  • Pianificazione territoriale degli orari: gestione dei turni che tenga conto della distanza chilometrica dei dipendenti, con preferenza per l’orario unico per chi risiede fuori dal comune della sede operativa.
  • Attivazione dei bonus carburante defiscalizzati e introduzione di un’indennità di disagio per le turnazioni frazionate non eliminabili.
  • Flessibilità oraria per armonizzare i turni con i servizi di trasporto pubblico disponibili sul territorio regionale.
  • Limitazione della mobilità del personale tra punti vendita diversi, circoscrivendola esclusivamente alle sedi situate in zone limitrofe alla residenza del lavoratore.

La richiesta di un tavolo permanente

Oltre alle misure operative, Filcams Cgil Perugia, Fisascat Cisl Umbria e Uiltucs Umbria si dichiarano disponibili all’istituzione di un tavolo permanente con le aziende per monitorare l’evoluzione della situazione e individuare soluzioni condivise nel tempo. L’obiettivo, sottolineano i sindacati, è garantire che “la sostenibilità del lavoro nella GDO umbra” non si disgiunga dalla “tenuta economica delle famiglie” dei lavoratori del settore.

La mobilitazione sindacale si inserisce in un dibattito più ampio sul costo del lavoro nella grande distribuzione, dove i contratti part-time e le turnazioni articolate rendono particolarmente vulnerabili i lavoratori alle oscillazioni dei prezzi dell’energia e ai costi di mobilità.

Redazione

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