Il caso dell’esame di italiano facilitato per il calciatore Luis Suarez ha provocato una condanna dalla Corte dei conti dell’Umbria ai danni di quattro ex vertici dell’Università per Stranieri di Perugia, coinvolti in quella che la magistratura contabile ha definito una “procedura pilotata” con dolo e gravi danni all’immagine dell’Ateneo.
I protagonisti e la sentenza
Condannati l’ex rettrice Giuliana Grego Bolli, l’ex direttore generale Simone Olivieri, il docente e coordinatore del Centro linguistico Lorenzo Rocca, e l’ex direttrice del Centro linguistico Stefania Spina. La sentenza riconosce la responsabilità diretta nella realizzazione dell’esame irregolare sostenuto da Suarez nel settembre 2020, finalizzato all’ottenimento della cittadinanza italiana e, in prospettiva, all’ingaggio da parte della Juventus.
La cifra totale del risarcimento supera i 163 mila euro, di cui 150 mila attribuiti a Rocca come danno all’immagine. Altri 12 mila euro circa dovranno essere rimborsati collettivamente, per l’utilizzo indebito del tempo lavorativo tra l’8 e il 17 settembre 2020, in attività non istituzionali. Un ulteriore risarcimento di 799 euro è stato attribuito a Olivieri, per i costi derivanti dalla necessaria sostituzione delle sue funzioni.
Esame farsa e intercettazioni
Secondo le indagini, Suarez ottenne con largo anticipo i contenuti dell’esame e li memorizzò parola per parola, come emerso dalle intercettazioni telefoniche e ambientali acquisite dalla Procura. L’esame, semplificato nei contenuti e calendarizzato in via eccezionale il 17 settembre 2020, risultava già “vinto” prima ancora che iniziasse: il certificato di superamento era pronto in anticipo.
La Corte dei conti ha sottolineato che i dirigenti agivano con piena consapevolezza dell’illegalità del loro operato, come dimostrano frasi intercettate quali: “fargli una roba da principianti” e “serve il certificato per non far saltare tutto”.
Danno d’immagine e autonomia del processo contabile
La reputazione dell’Università per Stranieri, nota a livello internazionale, è stata gravemente compromessa, come recita un passaggio chiave della sentenza. Il danno d’immagine, riconosciuto unicamente nei confronti di Rocca, è stato amplificato dalla notorietà di Suarez e dal legame mediatico con la Juventus, che ha tenuto banco sui giornali per mesi.
La Procura contabile aveva inizialmente richiesto un risarcimento di 250 mila euro, mentre la Corte ha precisato che il danno avrebbe potuto ammontare a un milione, ma ha ridotto l’importo considerando la collaborazione offerta da Rocca in sede penale e le pressioni subite dai suoi superiori.
La sentenza ha inoltre ribadito che il cosiddetto “scudo erariale” non si applica in caso di dolo, rigettando le eccezioni difensive. La Corte ha confermato la validità delle prove acquisite in ambito penale, comprese le intercettazioni e il patteggiamento già accettato da Rocca.
La replica e l’annuncio del ricorso
Tra i condannati, la professoressa Stefania Spina ha annunciato ricorso in appello, tramite il suo legale Antonio Bartolini. Secondo la difesa, la sentenza è iniqua e basata su elementi (come le intercettazioni) ancora oggetto di dibattimento penale. Spina precisa che l’importo a suo carico ammonta a poco più di duemila euro, ma ribadisce l’intenzione di contestare il giudizio della Corte umbra.
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