L’artigianato umbro registra un calo record negli ultimi dieci anni, con quasi un terzo degli operatori scomparsi dal territorio. Secondo il rapporto della Cgia di Mestre, riportato dal Corriere dell’Umbria, tra il 2015 e il 2025 nel cuore verde d’Italia sono venuti meno 8.791 imprenditori artigiani, passando da 29.994 a 21.203 attività. Il settore ha perso così il 29,3% della propria presenza, un dato superiore alla media nazionale e secondo solo a quello delle Marche. Nel solo periodo tra il 2024 e il 2025 sono state perse 1.280 imprese artigiane, con una riduzione annua del 5,7%.
L’Umbria tra le regioni più colpite dal calo dell’artigianato
Il quadro delineato dalla Cgia evidenzia una contrazione progressiva delle attività artigiane umbre. Il confronto con il resto d’Italia mostra una situazione particolarmente difficile: la diminuzione del 29,3% registrata in dieci anni supera la media nazionale del 25,1%, pari a 433.863 artigiani in meno.
A livello percentuale, soltanto le Marche hanno registrato una perdita maggiore, con un calo del 31,3% tra il 2015 e il 2025. Nel periodo più recente, invece, la regione umbra ha fatto segnare una riduzione del 5,7% in dodici mesi, mentre il dato complessivo italiano si è fermato al 5,1%.
I numeri assoluti confermano la portata della trasformazione: in Umbria gli artigiani sono passati da quasi 30 mila a poco più di 21 mila, con una diminuzione che ha coinvolto numerose botteghe e attività tradizionali.
Costi, concorrenza e nuovi consumi mettono in difficoltà le botteghe
Secondo l’analisi dell’ufficio studi Cgia, la crisi dell’artigianato non riguarda soltanto l’Umbria ma coinvolge l’intero sistema produttivo italiano. L’associazione sottolinea come molte attività abbiano chiuso definitivamente dopo anni di difficoltà legate a una concorrenza sempre più intensa, all’aumento dei costi e al cambiamento delle abitudini dei consumatori.
Dopo il massimo storico raggiunto nel 2008, quando in Italia si contavano quasi 1,5 milioni di imprese artigiane, il settore ha iniziato una lunga fase di riduzione. Nel 2025 le sedi attive sono scese a circa 1,22 milioni, mentre il numero degli artigiani è passato da 1,7 milioni nel 2015 a circa 1,3 milioni nel 2025.
La trasformazione ha avuto effetti anche sul tessuto urbano. La chiusura di una bottega non rappresenta soltanto la perdita di un’attività economica, ma anche la scomparsa di competenze, relazioni sociali e identità dei quartieri, secondo quanto evidenziato dalla Cgia.
A rischio soprattutto i mestieri della riparazione
Tra le categorie considerate più fragili ci sono i professionisti della manutenzione e della riparazione. La Cgia segnala il rischio di una progressiva difficoltà nel reperire figure come idraulici, fabbri, elettricisti e serramentisti, a causa dell’invecchiamento della popolazione artigiana e del numero ridotto di giovani interessati a intraprendere questi percorsi professionali.
Il ricambio generazionale rappresenta infatti uno dei principali problemi del comparto. Il calo demografico e la minore attrattività percepita di alcuni mestieri tradizionali stanno riducendo il numero di nuovi ingressi nel settore.
Aggregazioni aziendali ed e-commerce hanno cambiato il mercato
La diminuzione degli artigiani è legata anche a fenomeni strutturali che hanno modificato il sistema produttivo. Dopo le crisi economiche del 2008/2009, 2012/2013 e 2020/2021, diversi settori hanno vissuto processi di aggregazione aziendale.
La concentrazione delle attività ha ridotto il numero complessivo degli artigiani, ma in alcuni casi ha aumentato la dimensione e la capacità produttiva delle imprese rimaste sul mercato.
Un altro elemento decisivo è stato lo sviluppo dell’e-commerce, che ha inciso soprattutto sui piccoli negozi di vicinato, aumentando la pressione competitiva sulle realtà locali.
L’intelligenza artificiale può dividere il futuro dell’artigianato
Nel rapporto della Cgia viene analizzato anche il possibile impatto dell’intelligenza artificiale sul settore. Secondo l’associazione, l’AI potrebbe rappresentare un fattore di selezione tra chi riuscirà a integrarla nel proprio lavoro e chi invece subirà la concorrenza delle nuove tecnologie.
Da una parte ci saranno artigiani capaci di utilizzare l’intelligenza artificiale come strumento di supporto: un falegname potrà sviluppare rapidamente nuove idee progettuali, un muratore potrà preparare preventivi direttamente dal cantiere e un ceramista potrà semplificare la gestione della comunicazione digitale.
Dall’altra parte, le attività con prodotti facilmente standardizzabili potrebbero essere maggiormente esposte alla competizione tecnologica.
La proposta di un sostegno per le botteghe nei piccoli centri
Per contrastare la riduzione delle attività artigiane, la Cgia propone l’introduzione di un “reddito di gestione delle botteghe artigiane” destinato a chi apre o conduce un’attività nei comuni con meno di 10 mila abitanti.
L’obiettivo della proposta è sostenere la presenza delle botteghe nei territori più piccoli, dove queste realtà rappresentano spesso un punto di riferimento economico e sociale per le comunità locali.
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