Rapporto AUR 2026: l’Umbria cresce ma restano nodi su lavoro e produttività

Il documento presentato dalla Regione fotografa una regione in trasformazione: occupazione in aumento, turismo record, ma persistono divari salariali e di genere

La Regione Umbria ha presentato il Rapporto economico-sociale 2026 elaborato da Agenzia Umbria Ricerche (AUR), un’analisi strutturale che delinea le traiettorie di sviluppo e le criticità di un territorio in profondo cambiamento. L’evento si è tenuto alla presenza della presidente regionale Stefania Proietti, della presidente dell’Assemblea legislativa Sarah Bistocchi, del vicepresidente della Giunta Tommaso Bori e dell’amministratore unico di AUR Marco Damiani, insieme ai rappresentanti del mondo istituzionale, economico e sociale umbro. Il Rapporto, intitolato “Umbria in movimento: dinamiche e traiettorie in trasformazione”, è stato anticipato rispetto alle edizioni precedenti per rendere i dati disponibili in tempo utile alla programmazione regionale.

Un’economia che riprende slancio, ma con margini da colmare

Dopo anni di divario accumulato rispetto alla media nazionale, l’economia umbra ha ritrovato una traiettoria di crescita, attestandosi su ritmi prossimi all’1 per cento annuo. Il dato segnala una ripresa, ma il Rapporto sottolinea come rimangano aperti i nodi strutturali della produttività, dei livelli retributivi e della capacità del sistema regionale di convertire investimenti, conoscenza e capitale umano in sviluppo stabile e duraturo.

Il documento analizza tredici contenuti articolati in tre sezioni tematiche — dinamiche economiche, prospettive socio-culturali e panorami umbri — affrontando macroeconomia, mercato del lavoro, imprese, export, turismo, demografia, welfare, aree interne, innovazione, università e condizione occupazionale dei laureati.

Occupazione in crescita, ma persistono disuguaglianze

Uno dei dati più rilevanti riguarda il mercato del lavoro: nel 2025 l’occupazione in Umbria ha raggiunto 377.800 unità, segnando un incremento dell’1,3 per cento su base annua. Si registra inoltre un rafforzamento della partecipazione femminile al mercato del lavoro, elemento considerato positivo dagli analisti.

Tuttavia, il Rapporto non omette le criticità: permangono divari di genere, fragilità nei livelli salariali, diffusione di contratti meno stabili e fenomeni di sovraistruzione, ovvero la condizione di lavoratori con titoli di studio superiori rispetto a quanto richiesto dalle mansioni svolte. Su questi fronti, AUR indica la necessità di rafforzare il collegamento tra formazione, innovazione e domanda qualificata di lavoro.

Turismo ai massimi storici: oltre 7,9 milioni di presenze

Il settore turistico rappresenta uno dei segnali più incoraggianti del Rapporto. Nel 2025 l’Umbria ha registrato circa 7,9 milioni di presenze e oltre 3 milioni di arrivi, raggiungendo i livelli più elevati mai rilevati nella storia della regione. La presidente Proietti ha commentato il dato sottolineando che “il turismo ha raggiunto i massimi storici, ma non basta: l’economia dell’Umbria passa anche per manifattura, industria, innovazione e qualità del lavoro”.

Proietti ha inoltre richiamato l’importanza della Zona Economica Speciale (ZES) come leva per attrarre investimenti, abbinata a politiche di semplificazione, riforma dei sistemi di welfare, sociale e sanità.

Aree interne e modello policentrico: la visione strategica

Sul piano territoriale, il Rapporto apre una riflessione sulla coesione interna della regione. Proietti ha ribadito la necessità di una “regione Umbria che cammini unita, non divisa tra centri e periferie, ma capace di riconoscersi come regione multicentrica, dove le aree interne non sono un margine ma possono diventare fattori principali di sviluppo“.

Questo approccio si inserisce in una visione di lungo periodo che punta a valorizzare i territori meno densamente popolati come risorse strategiche, non come oneri da gestire.

Il valore della conoscenza per le politiche pubbliche

Bistocchi ha sottolineato il ruolo della ricerca come strumento al servizio delle istituzioni: “È importante sapere dove vogliamo andare, ma è altrettanto importante sapere da dove partiamo e dove siamo ora. Vogliamo costruire una società umbra più equa, più giusta, più inclusiva e più accogliente, nella quale nessuno venga lasciato indietro. Per farlo servono informazioni, conoscenza e strumenti di analisi”.

Damiani ha precisato l’ambizione metodologica del documento: “È un Rapporto che prova a superare la lettura puramente congiunturale e propone un’analisi strutturale di medio-lungo periodo. Un lavoro completo e leggero: completo perché affronta tredici contenuti articolati in tre sezioni, leggero perché prova a rendere accessibile la complessità”.

Un sistema con basi solide, sfide aperte

Il quadro complessivo restituisce un’Umbria dotata di una base industriale significativa, un sistema universitario dinamico, un turismo in forte espansione e una coesione sociale ancora solida. Le sfide riguardano il rafforzamento della produttività, l’accelerazione dell’innovazione, il miglioramento dell’integrazione socio-sanitaria e l’innalzamento della qualità dell’occupazione.

Come ha sintetizzato Damiani: “L’Umbria produce conoscenza, capitale umano e coesione, ma deve rafforzare la capacità di trasformare queste risorse in valore economico, innovazione, lavoro qualificato e sviluppo”.

Redazione

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