Una bambina di 5 anni si sarebbe interposta tra il padre e la madre per impedire l’ennesima aggressione. È uno degli episodi più drammatici tra quelli contestati dalla Procura di Perugia a un uomo di 54 anni, ora a processo davanti al tribunale del capoluogo umbro con le accuse di violenza sessuale, maltrattamenti in famiglia e lesioni aggravate nei confronti della compagna convivente. La prima udienza si è svolta davanti al collegio. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, le condotte persecutorie si sarebbero protratte per oltre tre anni, dall’ottobre 2020 al novembre 2023. Ne riferisce Il Messaggero
Il quadro accusatorio delineato dalla Procura descrive una relazione segnata da «una condizione psicologica di soggezione e paura» indotta attraverso minacce, insulti e violenze fisiche sistematiche. L’episodio ritenuto più grave risale all’aprile 2021: il 54enne avrebbe costretto la donna «a compiere e subire un rapporto sessuale completo», immobilizzandola con il corpo «nonostante il manifestato dissenso espresso» dalla vittima, che chiedeva di fermarsi riferendo «un forte dolore al braccio». In quello stesso frangente le avrebbe provocato una frattura dell’ulna, trattenendole con forza l’arto durante una lite.
La presenza della figlia minore attraversa come un filo rosso diversi episodi contestati nel capo d’imputazione. Nell’ottobre 2021, quando la bambina aveva tre anni, l’uomo avrebbe afferrato la compagna per i capelli trascinandola in cucina e sbattendole la testa più volte sul pavimento, il tutto davanti agli occhi della piccola. Due anni dopo la situazione sarebbe ulteriormente precipitata: il 1° aprile 2023 la donna sarebbe stata costretta a barricarsi in casa per sottrarsi a una nuova aggressione del compagno.
Il 29 ottobre 2023 si sarebbe consumata la scena che più di ogni altra ha segnato l’atto accusatorio: la bambina, a quel punto di cinque anni, si sarebbe fisicamente frapposta tra i due genitori nel tentativo di proteggere la madre da un nuovo attacco. La stessa sera, stando alla Procura, il 54enne si sarebbe arrampicato sul balcone dell’abitazione urlando: «Apri, apri, così vengo dentro e ti ammazzo».
Il procedimento si inserisce nel contesto di una giurisprudenza sempre più attenta alle forme di violenza domestica che coinvolgono minori come testimoni diretti o, come in questo caso, come soggetti attivi costretti dalla situazione a intervenire. La presenza di un bambino esposto a violenza tra i partner costituisce, sul piano sia psicologico che legale, un elemento di particolare gravità nella valutazione dei fatti.
Il dibattimento proseguirà nei prossimi mesi davanti al tribunale collegiale di Perugia.
Seguici su
Aggiungi perugiatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.