L’analisi territoriale sui bilanci 2024 delle società di capitali umbre, pubblicata nel 2025 dalla Camera di Commercio dell’Umbria, offre una lettura inedita della competitività economica locale. Attraverso l’Ebitda margin — la percentuale di margine operativo lordo sul valore della produzione — l’ente camerale misura la capacità delle imprese di trattenere valore dopo i costi, prima di imposte, interessi e ammortamenti. Il risultato è una graduatoria che separa chi riesce a costruire risorse reali da chi produce ricavi senza accumulare sufficiente forza finanziaria.
La provincia di Perugia: chi guida e chi fatica
La parte alta della classifica regionale è dominata da Comuni appartenenti alla provincia di Perugia. In cima si trova San Giustino, con un Ebitda margin del 19,9%: il valore più elevato tra tutti i Comuni umbri con più di 10mila abitanti considerati nell’analisi. Al secondo posto si colloca Gubbio, con il 16,1%, seguito da Marsciano al 12,2%, Castiglione del Lago all’11,7% e Assisi all’11,4%. Tutti superano la soglia del 10%, considerata dalla letteratura economica come indicatore di solidità strutturale: sopra quel livello, i sistemi produttivi mostrano in media una maggiore capacità di autofinanziarsi, di accedere al credito bancario e di sostenere investimenti anche in fasi di incertezza.
Foligno si colloca esattamente sul valore soglia del 10%, in una posizione di equilibrio che segnala una buona tenuta ma senza il margine di sicurezza dei Comuni di testa.
Nella fascia intermedia rientrano diversi altri Comuni perugini: Umbertide al 9,2%, Corciano all’8,8%, Bastia Umbra all’8,3% e Todi all’8%. Sono realtà produttive che si avvicinano all’area di solidità, ma che non raggiungono ancora la soglia critica.
La parte più bassa della graduatoria vede invece alcuni tra i Comuni più popolosi della provincia. Perugia, capoluogo regionale, registra un Ebitda margin del 6,7%. Seguono Spoleto al 6,3%, Magione al 5,9%, Città di Castello al 4,1% e Gualdo Tadino al 2,1%. Come chiarisce l’analisi camerale, questi dati non equivalgono a una sconfitta del tessuto imprenditoriale, ma indicano che una quota più ampia del valore generato viene assorbita dai costi operativi, riducendo le risorse disponibili per investire e innovare.
Nel complesso, la provincia di Perugia presenta un Ebitda margin medio dell’8,2%, superiore alla media regionale umbra, pari all’8%.
La provincia di Terni: Amelia emerge, Terni sotto la media
Nel confronto provinciale, la provincia di Terni registra un Ebitda margin medio del 7,4%, inferiore sia alla media regionale sia a quella della provincia di Perugia. Un dato che segnala una maggiore fragilità strutturale media nella capacità di generare margini operativi.
Tra i tre Comuni ternani inclusi nell’analisi, il caso più positivo è quello di Amelia, con un Ebitda margin dell’11,9%: quarto posto nell’intera classifica regionale, sopra la soglia del 10% e in piena area di solidità. Un risultato che posiziona il piccolo centro ternano tra i sistemi produttivi più capaci di trattenere valore a livello regionale.
Orvieto si ferma all’8,6%, in linea con la fascia di Comuni che si avvicinano alla soglia senza superarla. Il capoluogo Terni registra invece il 6% di Ebitda margin, collocandosi nella parte bassa della graduatoria regionale complessiva.
l peso delle società di capitali e il contesto nazionale
L’analisi acquista ulteriore rilevanza considerando il peso economico delle società di capitali: in Umbria rappresentano circa il 29% del numero totale di imprese, ma concentrano circa il 75% del fatturato complessivo del sistema produttivo regionale. Sono una minoranza numerica, ma la maggioranza economica.
Il confronto con i benchmark nazionali mostra che l’Umbria al 8% di Ebitda margin medio si trova ancora sotto la media italiana del 9,1%. Rispetto al 2019 — ultimo anno pre-pandemia, quando la regione era al 7,5% contro il 9% nazionale — il gap si è leggermente ridotto, ma il recupero rimane parziale.
La voce della Camera di Commercio
Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, collega i dati a una strategia concreta di intervento: «Questa analisi ci dice una cosa molto chiara: la crescita non si misura soltanto con i ricavi, ma con la capacità delle imprese di generare valore, trattenere margini e trasformarli in investimenti, occupazione e innovazione. La Camera di Commercio dell’Umbria è impegnata proprio su questo terreno: aiutare il sistema produttivo a fare un salto di qualità, accompagnando le imprese nella transizione digitale ed ecologica, nella modernizzazione dei processi, nell’accesso a competenze nuove e nella costruzione di modelli più solidi. Dove il margine cresce, cresce anche la possibilità di guardare avanti con più forza. Il nostro compito è fare in modo che questa capacità si allarghi a tutto il territorio regionale. È anche per questo che il nostro monitoraggio del settore produttivo e dell’economia umbra è molto attento e tempestivo».
Seguici su
Aggiungi perugiatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.