Morte Gaia Pagliuca, chiesto processo per tre dentisti a Perugia

Accusa di omicidio colposo dopo il decesso della 23enne in seguito a un intervento odontoiatrico

La Procura di Perugia ha avanzato la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di tre dentisti, coinvolti nel caso della morte di Gaia Pagliuca, la giovane di 23 anni deceduta nel settembre 2024. L’udienza preliminare è stata fissata per martedì, passaggio cruciale per stabilire l’eventuale apertura del processo.

La vicenda trae origine da un intervento odontoiatrico effettuato presso uno studio di Bastia Umbra, durante il quale la ragazza ha accusato un grave malore. Dopo tre giorni trascorsi in coma, il decesso è avvenuto all’ospedale di Perugia il 29 settembre 2024.

Le cause del decesso secondo l’autopsia

Gli accertamenti medico-legali hanno evidenziato che la giovane sarebbe andata incontro a un arresto cardiaco, riconducibile a una reazione legata alla somministrazione di anestetici locali. Un elemento che ha rappresentato un punto centrale nell’impostazione dell’accusa.

Gaia Pagliuca, secondo quanto emerso, non presentava patologie pregresse, circostanza che ha ulteriormente rafforzato la necessità di chiarire ogni fase dell’intervento e della gestione dell’emergenza.

Le contestazioni della Procura

Secondo il pubblico ministero Annamaria Greco, i tre professionisti – appartenenti allo stesso nucleo familiare – avrebbero agito con imprudenza, negligenza e imperizia, violando le linee guida e le buone pratiche clinico-assistenziali.

Le criticità evidenziate riguardano più fasi dell’intervento: dalla preparazione iniziale della paziente fino alla gestione del malore. In particolare, nell’imputazione si sottolinea l’assenza di adeguati esami preliminari, come uno studio radiografico completo, prima dell’estrazione del dente del giudizio.

Il nodo della somministrazione dell’anestesia

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda la quantità e le modalità di somministrazione dell’anestetico. Secondo l’accusa, alla paziente sarebbero state somministrate più fiale in un tempo ristretto, in violazione delle raccomandazioni internazionali.

Questo presunto sovradosaggio avrebbe provocato una reazione acuta con spasmi e perdita di coscienza, sfociata poi nell’arresto cardiocircolatorio.

Le manovre di soccorso sotto esame

Ulteriori contestazioni riguardano la gestione dell’emergenza immediatamente successiva al malore. I tentativi di rianimazione sarebbero stati effettuati sulla poltrona odontoiatrica, anziché su un piano rigido, come previsto dai protocolli.

Inoltre, secondo la ricostruzione accusatoria, non sarebbe stato utilizzato il defibrillatore, strumento fondamentale nei casi di arresto cardiaco e potenzialmente decisivo per ristabilire il ritmo cardiaco prima dell’arrivo dei soccorsi.

Una vicenda al vaglio della giustizia

Nonostante i successivi interventi del personale del 118 e dei sanitari del reparto di Rianimazione, per la giovane non c’è stato nulla da fare. Ora sarà l’udienza preliminare a stabilire se i tre dentisti dovranno affrontare il processo.

Il caso resta al centro dell’attenzione per la gravità dei fatti e per le implicazioni legate alla sicurezza delle procedure sanitarie. La decisione del giudice rappresenterà un passaggio determinante per l’accertamento delle responsabilità.

Redazione

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