Umbria, nel 2040 studenti in calo del 24,4%: scuola davanti a una svolta

Le proiezioni della Fondazione Agnelli prevedono una forte riduzione di studenti, classi e docenti. La denatalità potrebbe però diventare un’occasione per rafforzare i servizi scolastici

La denatalità è destinata a modificare profondamente il sistema scolastico umbro nei prossimi quindici anni. Secondo le proiezioni elaborate dalla Fondazione Agnelli su dati Istat e riportate da Umbria 24, entro il 2040 l’Umbria potrebbe perdere il 24,4% degli studenti nella fascia 0-18 anni.

La diminuzione della popolazione scolastica avrebbe conseguenze dirette anche sull’organizzazione degli istituti. Le stime indicano infatti una riduzione del 27% delle classi, che passerebbero a circa 4.095, e un calo analogo per il numero degli insegnanti, destinati a scendere fino a 7.218.

Un calo demografico tra i più pesanti

Le previsioni collocano l’Umbria tra le regioni italiane maggiormente interessate dal fenomeno. La contrazione degli studenti prevista per il 2040 è in linea con quella stimata nel Lazio, pari al 24,4%, e nelle Marche, dove il calo potrebbe raggiungere il 24,5%. Più contenuta, invece, la flessione attesa in Toscana, stimata al 18,6%.

Il quadro regionale si inserisce in una tendenza nazionale ancora più ampia.

Quasi due milioni di studenti in meno in Italia

La Fondazione Agnelli monitora dal 2018 l’impatto del declino demografico sul sistema educativo.

Le proiezioni nazionali indicano che tra il 2025 e il 2030 la popolazione scolastica 0-18 anni potrebbe diminuire del 9%, passando da 9,357 milioni a 8,485 milioni di persone.

Il calo arriverebbe al 17% nel 2035, quando gli studenti sarebbero circa 7,781 milioni, per raggiungere il 21% nel 2040, con 7,382 milioni.

In meno di quindici anni, secondo queste stime, l’Italia potrebbe quindi avere quasi due milioni di studenti in meno.

La riduzione degli organici

Le proiezioni arrivano mentre il sistema scolastico è già interessato da interventi di riduzione degli organici.

L’ultima manovra del Governo prevede una riduzione di quasi 7mila posti, tra docenti e personale amministrativo, tecnico e ausiliario: 4.925 posti riguardano gli insegnanti e 2.049 il personale Ata.

Il provvedimento si aggiunge ai tagli già programmati con la legge di Bilancio 2025, che prevedeva la riduzione di circa 5.660 posti per i docenti dal 2025/26 e di 2.174 posti Ata dal 2026/27.

Meno studenti, ma più servizi?

La Fondazione Agnelli invita però a considerare la denatalità non soltanto come un problema di riduzione degli organici.

Il calo degli studenti potrebbe infatti liberare aule, spazi e risorse umane da utilizzare per migliorare la qualità dell’offerta formativa.

Tra le possibilità indicate figurano l’aumento del tempo trascorso a scuola, il potenziamento delle attività pomeridiane e dei servizi di sostegno, oltre alla formazione di classi meno numerose.

Una parte delle risorse potrebbe inoltre essere destinata alla formazione del personale e alla revisione dell’organizzazione scolastica, anche in relazione alle caratteristiche demografiche dei diversi territori.

Una sfida per famiglie e territori

Il cambiamento demografico pone quindi una questione che va oltre il semplice numero di cattedre o classi.

In un territorio come l’Umbria, caratterizzato da una popolazione in progressivo invecchiamento, la riduzione degli studenti potrebbe diventare un’occasione per ripensare il modello educativo, rafforzando i servizi a disposizione delle famiglie.

La sfida sarà trasformare la diminuzione quantitativa della popolazione scolastica in un’opportunità per aumentare la qualità dell’istruzione, evitando che le culle vuote si traducano esclusivamente in una riduzione delle risorse destinate alla scuola.

 

Redazione

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