Terremoto 2016, a Norcia dieci anni di ricostruzione e nuove sfide per il futuro

Al Digipass il confronto tra istituzioni e protagonisti della ricostruzione nel decennale del sisma. Presentato un volume sul modello Umbria e annunciata la mostra dedicata al patrimonio culturale della Valnerina. Proietti: priorità a servizi, sviluppo e lotta allo spopolamento.

A dieci anni dal terremoto del 30 ottobre 2016, Norcia ripercorre il cammino della ricostruzione e guarda alle prospettive di sviluppo della Valnerina. Al Digipass si è svolto un incontro istituzionale dedicato non soltanto alle opere realizzate dopo il sisma, ma anche alle condizioni necessarie per garantire un futuro alle comunità dell’Appennino umbro. Al centro del confronto, la sicurezza degli edifici, il rafforzamento dei servizi pubblici, la valorizzazione del patrimonio culturale e il contrasto allo spopolamento. All’iniziativa hanno partecipato la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti, il commissario straordinario per la ricostruzione Guido Castelli, il sindaco di Norcia Giuliano Boccanera e il prefetto di Perugia Paolo Canaparo.

La giornata ha offerto anche l’occasione per presentare una pubblicazione dedicata al decennio 2016-2026 e anticipare i contenuti di una mostra sulle opere d’arte e sui documenti recuperati dopo il terremoto.

Il messaggio emerso dagli interventi è che la ricostruzione materiale deve procedere insieme alla ripresa economica e sociale, affinché i territori colpiti possano continuare a essere abitati e attrarre nuove opportunità.

Proietti: «La ricostruzione deve fermare lo spopolamento»

Il tema delle prospettive future ha occupato una parte centrale dell’intervento della presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, alla quale sono state affidate le conclusioni della prima parte dell’incontro.

La presidente ha ribadito che il completamento degli edifici danneggiati, pur rappresentando un obiettivo fondamentale, non può esaurire l’impegno delle istituzioni.

Per assicurare una ripresa duratura, secondo Proietti, occorre intervenire anche sulle condizioni che influenzano la scelta delle persone di continuare a vivere nei territori montani.

Sanità, trasporti, servizi essenziali e turismo sono stati indicati tra gli ambiti sui quali concentrare le politiche regionali.

La presidente ha spiegato che la Regione intende accompagnare gli interventi edilizi con iniziative capaci di rafforzare il tessuto economico e sociale della dorsale appenninica.

L’obiettivo è contrastare la perdita di popolazione, offrendo ai residenti opportunità concrete e creando condizioni favorevoli anche per chi desidera trasferirsi nei centri della Valnerina.

Proietti ha parlato della necessità di trasformare queste aree in «luoghi dove si vuole andare a vivere», attraverso una strategia che unisca sicurezza, qualità dei servizi e sviluppo territoriale.

Norcia dieci anni dopo il sisma, il sindaco Boccanera ricorda l’emergenza

Per il sindaco Giuliano Boccanera, il decimo anniversario del terremoto rappresenta un momento di forte coinvolgimento per la comunità nursina.

Il primo cittadino ha ricordato le difficoltà affrontate nell’ottobre 2016 e nei mesi successivi, quando la città dovette confrontarsi con danni diffusi e profonde conseguenze sulla vita quotidiana.

Boccanera ha rivolto un ringraziamento alle forze dell’ordine e a quanti intervennero durante l’emergenza, sottolineando il sostegno garantito alla popolazione nei momenti più difficili.

Il terremoto, ha evidenziato il sindaco, non ha cancellato l’identità di Norcia, né la capacità della comunità di reagire.

Nel suo intervento ha richiamato i progressi della ricostruzione, oggi entrata in una fase operativa avanzata rispetto alle difficoltà iniziali.

Tra gli esempi citati figura il palazzo comunale, reso sicuro attraverso un sistema di isolamento sismico.

Boccanera ha inoltre ricordato alcuni segnali di rilancio del territorio, tra cui la crescita produttiva di aziende locali, la candidatura di Norcia a Capitale europea della cultura e l’intitolazione di una sala del Parlamento europeo a Strasburgo a San Benedetto.

Elementi che, secondo il sindaco, testimoniano la volontà della città di costruire nuove prospettive dopo il sisma.

Castelli: «Vivere in questi territori non deve essere un disagio»

Il commissario straordinario del Governo per la ricostruzione del sisma 2016, Guido Castelli, ha sottolineato il ruolo della collaborazione istituzionale nel percorso avviato dopo il terremoto.

Secondo il commissario, i risultati raggiunti sono legati all’impegno delle comunità locali e alla capacità degli enti di operare in modo coordinato.

“I nursini il loro dovere lo hanno sempre fatto, noi stiamo facendo il nostro”, ha affermato Castelli.

Il commissario ha ribadito la necessità di proseguire il lavoro affinché la permanenza nei territori appenninici rappresenti una scelta sostenibile e non una condizione penalizzante.

L’obiettivo, ha spiegato, è fare in modo che abitare in queste aree sia percepito come un’opportunità, grazie a condizioni adeguate di sicurezza e vivibilità.

Nel corso dell’incontro Castelli ha inoltre annunciato che, il giorno successivo, 31 ottobre 2026, la comunità di Norcia sarebbe stata ricevuta dal Papa.

Il prefetto Canaparo richiama il valore della comunità

Anche il prefetto di Perugia, Paolo Canaparo, ha evidenziato l’importanza della collaborazione tra istituzioni, forze dell’ordine e cittadini.

Nel suo intervento ha ricordato la risposta collettiva all’emergenza e la capacità dei residenti di mantenere un forte legame con il territorio nonostante le conseguenze del terremoto.

Canaparo ha espresso apprezzamento per il percorso compiuto dalla comunità nursina, sottolineando che la rete di relazioni costruita durante l’emergenza rappresenta una risorsa da preservare.

Il prefetto ha richiamato in particolare il rischio dello spopolamento, considerato una delle sfide più delicate per il futuro delle aree interne.

La tenuta dei rapporti sociali e il senso di appartenenza possono infatti contribuire a sostenere la permanenza delle persone nei territori colpiti.

Il messaggio rivolto alle istituzioni è stato quello di non disperdere il patrimonio di collaborazione maturato negli anni della ricostruzione.

Presentato il libro sul decennio 2016-2026 e sul modello Umbria

Una parte dell’incontro è stata dedicata alla presentazione del volume La terra, la comunità, la rinascita. Umbria 2016-2026. A dieci anni dal terremoto.

La pubblicazione ripercorre il lavoro svolto dopo gli eventi sismici che colpirono l’Italia centrale, approfondendo non soltanto l’avanzamento della ricostruzione, ma anche l’evoluzione delle strategie di prevenzione e gestione del rischio.

A illustrarne i contenuti sono stati i tre curatori: Gianluca Fagotti, direttore regionale Governo del territorio e coordinatore dell’Ufficio speciale ricostruzione; Alfiero Moretti, già dirigente della Protezione civile e direttore regionale Governo del territorio; e Diego Zurli, che aveva ricoperto quest’ultimo incarico negli anni precedenti al sisma.

Il volume è articolato in quattro sezioni tematiche, dedicate alla tutela degli edifici storici, alla gestione dell’emergenza, alle difficoltà della ricostruzione e alle prospettive di sviluppo.

La pubblicazione approfondisce il cosiddetto «modello Umbria», ricostruendone le radici nelle esperienze maturate dopo i terremoti del 1979 e del 1997.

L’attenzione è rivolta al patrimonio di competenze tecniche e amministrative sviluppato nel tempo, con particolare riferimento alla sicurezza degli edifici e alla protezione dei beni culturali.

Ricostruire non significa soltanto ripristinare gli edifici

Uno dei temi approfonditi durante la presentazione del libro riguarda il significato della ricostruzione nei territori colpiti dal terremoto.

L’esperienza umbra viene letta come un percorso che va oltre il recupero degli immobili danneggiati.

Accanto agli interventi sulle abitazioni, sulle infrastrutture e sugli edifici pubblici, la ricostruzione viene collegata alla necessità di rigenerare le attività economiche, i servizi e la vita delle comunità.

Il volume analizza inoltre l’evoluzione delle tecniche utilizzate per proteggere gli edifici storici, un tema particolarmente rilevante in territori caratterizzati da centri antichi e da un patrimonio architettonico diffuso.

La sicurezza delle nuove generazioni, l’innovazione delle procedure amministrative e la collaborazione tra cittadini e istituzioni emergono come elementi centrali di questa esperienza.

La ricostruzione viene quindi presentata come un processo ancora legato alle prospettive future della Valnerina e dell’intera dorsale appenninica.

Il video «La forza delle radici» apre la giornata del decennale

L’incontro al Digipass è stato aperto e coordinato da Gianluca Fagotti, che ha introdotto i lavori con la proiezione del video «La forza delle radici», realizzato da Promovideo.

Il filmato ha ripercorso i momenti più difficili dell’emergenza sismica, concentrandosi sulla risposta della popolazione e sul rapporto tra le persone e il proprio territorio.

Attraverso immagini e testimonianze, la proiezione ha richiamato le emozioni vissute dopo le scosse e la capacità delle comunità di affrontare le conseguenze del terremoto.

Il riferimento alle radici ha accompagnato il filo conduttore dell’iniziativa: la ricostruzione come recupero degli spazi fisici, ma anche come continuità della memoria e dell’identità collettiva.

La mostra «Oro e terra» racconta il patrimonio salvato dal sisma

La mattinata si è conclusa con l’anteprima della mostra «Oro e terra – Il rinascimento della Valnerina», dedicata al recupero del patrimonio artistico e documentario danneggiato dagli eventi sismici.

L’esposizione è promossa dalle strutture del Ministero della Cultura competenti per la tutela del patrimonio culturale ed è organizzata dalle soprintendenze umbre per i beni storico-artistici, archeologici, archivistici e bibliografici, in collaborazione con VirArt Odv.

Il progetto racconta il lavoro necessario per individuare, mettere in sicurezza e restaurare opere d’arte e documenti recuperati dalle macerie.

A presentare i contenuti della mostra sono intervenuti Francesca Valentini, soprintendente Archeologia, belle arti e paesaggio dell’Umbria, e Caterina Fontanabella, soprintendente Archivistica e bibliografica dell’Umbria.

Hanno partecipato anche Alessandro Delpriori, ricercatore di Storia dell’arte moderna dell’Università di Camerino, e Agnese Mancini, presidente dell’associazione VirArt Odv.

La soprintendente Valentini ha spiegato il significato del titolo, associando l’oro alle opere d’arte e la terra al territorio, che può rivelarsi fragile e difficile, ma al quale le comunità continuano a sentirsi legate.

La mostra propone così una lettura della ricostruzione attraverso il patrimonio culturale, mettendo in relazione il recupero delle opere con quello dell’identità dei luoghi.

Proietti ringrazia i protagonisti della ricostruzione

Nel suo intervento conclusivo, la presidente Proietti ha rivolto un ringraziamento alle persone e alle istituzioni impegnate nella gestione dell’emergenza e negli interventi successivi.

Tra i soggetti ricordati figurano il commissario Guido Castelli e il suo predecessore Giovanni Legnini, le ex presidenti regionali Catiuscia Marini e Donatella Tesei, i sindaci dei Comuni del cratere e gli operatori delle strutture tecniche.

Un riconoscimento è stato rivolto anche ai Vigili del Fuoco, alle forze dell’ordine, alla Protezione civile, ai volontari e alle comunità religiose, che hanno contribuito all’assistenza della popolazione.

La presidente ha richiamato il valore del lavoro svolto dall’Ufficio speciale ricostruzione, insieme alle amministrazioni locali e agli altri enti coinvolti.

Il decennale è stato quindi l’occasione per ricordare il percorso compiuto e individuare le priorità ancora aperte.

La sfida indicata dalle istituzioni è trasformare la ricostruzione in un progetto di sviluppo duraturo, capace di garantire servizi, sicurezza e opportunità economiche ai residenti.

A dieci anni dalla scossa che segnò profondamente Norcia e la Valnerina, il confronto al Digipass ha posto al centro soprattutto questa prospettiva: assicurare che la ripresa degli edifici sia accompagnata dalla possibilità concreta di continuare a vivere e lavorare nei territori dell’Appennino umbro.

Redazione

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