Monte Cucco, speleologa bloccata a 150 metri di profondità: salvata nella notte

Intervento notturno nella grotta di Sigillo per una donna rimasta esausta durante la risalita. In azione le squadre del Soccorso Alpino e Speleologico di Umbria e Marche. Dopo quattro ore di operazioni, la speleologa è tornata in superficie senza necessità di ricovero.

Si è concluso intorno alle 5 del mattino il delicato intervento di soccorso nella Grotta del Monte Cucco, nel territorio comunale di Sigillo, dove una speleologa era rimasta bloccata a circa 150 metri di profondità a causa di un forte stato di sfinimento. La donna, impegnata in un’esplorazione sotterranea insieme ad altri speleologi, non riusciva più a proseguire autonomamente la risalita verso l’uscita. Per recuperarla sono intervenute le squadre del Soccorso Alpino e Speleologico Umbria (SASU), affiancate dai colleghi delle Marche, che hanno affrontato condizioni meteorologiche difficili e le complessità tecniche dell’ambiente ipogeo.

L’operazione si è conclusa senza conseguenze sanitarie rilevanti per la speleologa. Una volta raggiunta la superficie, la donna è stata visitata dal personale sanitario del Soccorso Alpino e Speleologico, che ha riscontrato soltanto un marcato affaticamento, escludendo la necessità di un trasferimento in ospedale.

L’allarme nella notte e l’arrivo dei soccorritori a Sigillo

La richiesta di intervento è arrivata intorno all’una della notte tra il 30 e il 31 ottobre, quando il Soccorso Alpino e Speleologico Umbria è stato allertato per una persona in difficoltà all’interno della Grotta del Monte Cucco.

La segnalazione riguardava una speleologa che, durante il percorso di ritorno verso l’esterno, aveva esaurito le energie necessarie per affrontare la risalita.

La donna si trovava a una profondità di circa 150 metri, in un tratto della cavità che richiede specifiche competenze e attrezzature per essere attraversato in sicurezza.

L’attivazione dei soccorsi ha portato alla mobilitazione di personale specializzato proveniente da due regioni.

Le squadre hanno raggiunto Pian del Monte, nel Comune di Sigillo, punto di riferimento per l’accesso alla grotta e per l’organizzazione delle operazioni.

Le condizioni meteorologiche non erano favorevoli: nebbia fitta e vento forte hanno accompagnato l’arrivo dei soccorritori nella zona montana.

Nonostante le difficoltà esterne, i tecnici hanno predisposto l’intervento per raggiungere la speleologa e riportarla in superficie.

Due squadre di Umbria e Marche entrano nella grotta

Per il recupero sono state impiegate inizialmente due squadre composte da tecnici e operatori del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS), appartenenti alle strutture regionali dell’Umbria e delle Marche.

I soccorritori sono entrati nella cavità e hanno raggiunto la donna nei rami sinistri del Baratro, alla base del pozzo che porta lo stesso nome.

È in questo settore della grotta che la speleologa aveva dovuto interrompere il percorso.

Secondo quanto ricostruito, la difficoltà non era legata a un trauma segnalato, ma a una condizione di stanchezza tale da impedirle di continuare autonomamente.

Una volta raggiunta, i tecnici hanno verificato la situazione e provveduto a rifocillarla, consentendole di recuperare parte delle energie.

L’intervento è quindi proseguito con l’assistenza diretta durante la risalita, un’operazione particolarmente impegnativa per la presenza di pozzi verticali e passaggi che richiedono manovre su corda.

La priorità dei soccorritori era permettere alla donna di superare i tratti più difficili senza sottoporla a uno sforzo superiore alle sue condizioni.

Recupero con paranchi e tecniche di soccorso speleologico

Per accompagnare la speleologa verso l’uscita, le squadre hanno utilizzato paranchi e tecniche specifiche di soccorso in grotta.

I paranchi sono sistemi di corde e carrucole che consentono di agevolare il sollevamento di una persona, riducendo lo sforzo necessario durante le manovre di recupero.

Nel caso del Monte Cucco, queste attrezzature sono state impiegate per assistere la donna nella risalita dei pozzi presenti lungo il percorso.

L’operazione ha richiesto il coordinamento dei tecnici impegnati all’interno della cavità, con particolare attenzione alla sicurezza della speleologa e degli stessi soccorritori.

La profondità del punto in cui si trovava la donna e la conformazione del percorso hanno reso necessario un intervento specialistico, diverso da un normale accompagnamento lungo un sentiero.

Le attività di soccorso speleologico richiedono infatti personale addestrato a operare in ambienti sotterranei, dove gli spazi possono essere limitati e le comunicazioni con l’esterno risultano più complesse.

In questa occasione, l’assistenza è stata organizzata in modo da consentire alla donna di procedere gradualmente verso la superficie.

Accompagnati all’esterno anche i compagni di esplorazione

Mentre una parte dei tecnici si occupava del recupero della speleologa, un’altra squadra ha assistito i suoi compagni di esplorazione.

Il gruppo è stato accompagnato fuori dalla grotta e successivamente ricondotto alle automobili lasciate a Pian del Monte.

Questa fase dell’intervento ha permesso di mettere al sicuro anche gli altri partecipanti all’escursione sotterranea.

Con l’uscita del primo gruppo sono arrivate all’esterno le prime informazioni sulle condizioni della donna e sull’andamento delle operazioni di recupero.

Il coordinamento tra i diversi operatori ha consentito di seguire contemporaneamente le esigenze della speleologa in difficoltà e quelle delle altre persone presenti nella cavità.

Nel frattempo, ulteriori squadre composte da tecnici e personale sanitario sono rimaste pronte a intervenire, nel caso fosse stato necessario rafforzare il dispositivo di soccorso.

La disponibilità di operatori di supporto ha garantito la possibilità di affrontare eventuali complicazioni durante la risalita.

Non è stato tuttavia necessario ricorrere a un trasferimento sanitario urgente.

Alle 5 del mattino il ritorno in superficie

Dopo diverse ore di intervento, intorno alle 5 del 31 ottobre la speleologa ha raggiunto l’esterno della Grotta del Monte Cucco, accompagnata dai soccorritori.

Il recupero si è quindi concluso circa quattro ore dopo l’attivazione dell’allarme.

Una volta fuori dalla cavità, la donna è stata sottoposta a una valutazione da parte dei sanitari del Soccorso Alpino e Speleologico.

Gli accertamenti hanno evidenziato uno stato di stanchezza dovuto allo sforzo fisico affrontato durante l’esplorazione e la risalita.

Non sono emerse problematiche sanitarie tali da richiedere il trasporto in ospedale.

La donna ha quindi potuto concludere l’intervento senza necessità di ricovero, dopo essere stata assistita per l’intera fase più impegnativa del rientro.

Non sono stati comunicati ulteriori dettagli sulla sua identità o sulla durata dell’esplorazione iniziata prima dell’allarme.

Monte Cucco, un intervento in un ambiente sotterraneo complesso

La Grotta del Monte Cucco, nell’Appennino umbro, è un ambiente sotterraneo caratterizzato da pozzi e percorsi che richiedono preparazione e competenze speleologiche.

Il recupero effettuato nella notte ha interessato un settore profondo della cavità, dove l’affaticamento della donna ha reso impossibile proseguire senza assistenza.

L’episodio ha richiesto l’intervento congiunto di soccorritori provenienti dall’Umbria e dalle Marche, con l’impiego di attrezzature dedicate alla progressione verticale.

La collaborazione tra le due strutture regionali del CNSAS ha permesso di raggiungere rapidamente la persona in difficoltà e di organizzare un recupero adeguato alle caratteristiche della grotta.

Le condizioni meteorologiche avverse nella zona di Pian del Monte hanno rappresentato un ulteriore elemento da gestire durante le attività notturne.

La conclusione positiva dell’operazione è arrivata con il rientro della speleologa e dei suoi compagni di esplorazione, tutti accompagnati fuori dalla cavità.

Il soccorso si è chiuso senza necessità di ospedalizzazione, dopo un intervento specialistico durato fino alle prime ore del mattino.

Redazione

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