L’artista Emilio Isgrò, insieme a fra Marco Moroni, custode del Sacro convento di Assisi, ha incontrato nel carcere di Perugia Capanne le detenute che hanno partecipato al progetto “Il Museo in valigia”. L’iniziativa è promossa da Fondazione CariPerugia Arte ed è risultata vincitrice del Bando per il Welfare culturale promosso e finanziato da Sviluppumbria. L’incontro è nato dal percorso creativo delle partecipanti, che si sono ispirate al Cantico delle Creature cancellato dall’artista, opera esposta nella mostra “San Francesco nostro contemporaneo”, allestita a palazzo Baldeschi a Perugia fino a domani.
Il Cantico delle Creature cancellato all’origine dell’incontro
A dare origine all’incontro con il maestro è stato il lavoro delle partecipanti, profondamente colpite dal Cantico delle Creature cancellato. L’opera è di proprietà della Custodia generale del Sacro convento di San Francesco in Assisi dei frati minori conventuali ed è presente nell’esposizione ospitata a palazzo Baldeschi.
Facendo proprio il linguaggio della cancellatura, le donne hanno lavorato sulle pagine di libri e riviste. Hanno scelto quali parole lasciare emergere e hanno trasformato testi preesistenti in messaggi personali: un nuovo modo per raccontarsi e per comunicare pensieri ed emozioni.
Un primo incontro in un luogo di detenzione per il maestro 89enne
Secondo quanto riferiscono i promotori del progetto artistico, per il maestro 89enne si è trattato del primo incontro in un luogo di detenzione con delle detenute. È stata un’occasione speciale di confronto con donne che hanno trovato nella sua arte una nuova possibilità di espressione.
Al termine dell’incontro Emilio Isgrò ha commentato: “Oggi non mi sarei mai aspettato di sentirmi in una famiglia allargata, anziché in carcere. Il calore con cui sono stato accolto mi ha fatto provare proprio questo”. L’artista ha poi spiegato di aver detto alle detenute che “il tempo trascorso in carcere non è un tempo da cancellare, come accade nelle mie opere, ma un tempo per riconnettersi con sé stesse”. Ha aggiunto: “Anche il mondo fuori, del resto, non sempre ci fa sentire liberi e sereni. Questo progetto mi ha commosso, dopo tanti anni di carriera”.
Il progetto “Il Museo in valigia” e l’obiettivo del welfare culturale
L’iniziativa nasce con l’obiettivo di portare il patrimonio artistico nei luoghi dove normalmente l’arte non arriva. Il progetto ha preso avvio al Museo di palazzo Baldeschi, nel capoluogo umbro. Qui le valigie sono state decorate dai ragazzi dei diversi centri per persone con disabilità che frequentano il museo. Sono diventate oggetti unici, capaci di custodire anche pensieri, lettere e messaggi personali.
Il viaggio delle valigie tra carcere, residenze protette e casa di quartiere
Da palazzo Baldeschi le valigie hanno iniziato il loro viaggio, raggiungendo il carcere, le residenze protette e la casa di quartiere. Il loro contenuto ha dato vita a un percorso di scambio che ha superato le distanze e le differenze tra i partecipanti. Alle lettere e ai pensieri dei ragazzi hanno infatti risposto le persone che hanno ricevuto le valigie, dando vita a un dialogo fatto di parole, emozioni e creatività.
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