Papa Leone ha ricevuto in udienza i delegati dei Comuni delle zone terremotate del Centro Italia a dieci anni dal sisma. Ai rappresentanti dei territori colpiti ha rivolto un appello perché la ricostruzione materiale proceda in tempi brevi, in condizioni di sicurezza e con piena trasparenza. L’incontro è stato l’occasione per richiamare amministratori e comunità a una responsabilità condivisa nella rinascita dei luoghi danneggiati.
Una speranza che chiede risposte concrete
Il pontefice è partito dall’esempio dei santi. A suo giudizio, la speranza non può restare un semplice auspicio e ha bisogno anzitutto di risposte tangibili e urgenti. Da qui l’indicazione rivolta ai delegati: a dieci anni dal terremoto, ha detto, «occorre impegnare ogni energia» per portare a termine la ricostruzione degli edifici e delle infrastrutture, nel rispetto di tre condizioni precise, cioè la rapidità dei tempi, la sicurezza e la trasparenza delle procedure.
Il richiamo ai tempi e alla trasparenza riguarda in modo diretto le amministrazioni locali, chiamate a gestire un processo che, a un decennio dall’evento sismico, resta al centro dell’attenzione delle comunità interessate.
La prospettiva e i punti di riferimento
Leone ha poi aggiunto un secondo elemento. Una speranza duratura, ha spiegato, richiede prospettiva: deve individuare punti di riferimento capaci di orientare il cammino. Per illustrare questo passaggio ha proposto una figura biblica legata alla ricostruzione di Gerusalemme, il profeta Aggeo.
Aggeo e Neemia: il modello biblico
Secondo quanto ricordato dal papa, Aggeo visse poco prima del governatore Neemia, anch’egli protagonista della ricostruzione della città. Come Neemia, il profeta si rivolse alle autorità religiose e civili e al popolo di Gerusalemme, affinché tutti si sentissero responsabili della rinascita comune.
Il messaggio di Aggeo, ha sottolineato il pontefice, era però molto specifico. Il profeta invitava un popolo preoccupato delle proprie case e dei bisogni individuali a non dimenticare il centro che rappresentava il cuore della Città santa, cioè il tempio. Il punto, nella lettura di Leone, è che non si può ricominciare senza prima ricostruire ciò che dà senso e fondamento a una comunità. In caso contrario, ha avvertito, «tutto rimane disunito e si sfalda».
Ripartire dal centro
Dal racconto biblico il papa ha ricavato un indirizzo per le comunità terremotate di oggi. Si tratta, ha spiegato, di ripartire dal centro: da Dio, dalle persone, dal bene comune e dalle relazioni. Su queste basi, ha concluso, la speranza potrà essere «fondata sulla roccia».
L’intervento affianca quindi due piani: da un lato l’urgenza della ricostruzione materiale, con le richieste di velocità, sicurezza e trasparenza; dall’altro il richiamo alla ricostruzione del tessuto comunitario, che il pontefice considera il fondamento di ogni ripartenza. L’udienza ha coinvolto i delegati dei Comuni del Centro Italia colpiti dal terremoto, a dieci anni dall’evento.
Seguici su
Aggiungi perugiatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.