Operaio morto a Deruta, tre indagati per omicidio colposo: depositata l’autopsia

La Procura di Spoleto indaga sulla morte di Aldo Biselli, il muratore di 60 anni precipitato per otto metri dal tetto di un capannone industriale. La perizia conferma il decesso per i traumi della caduta. Sotto esame le misure di sicurezza adottate durante l'intervento

Sono tre le persone indagate per omicidio colposo nell’inchiesta sulla morte di Aldo Biselli, il muratore di 60 anni deceduto il 18 agosto 2026 dopo essere precipitato dalla copertura di uno stabilimento industriale a Deruta, in provincia di Perugia.

La Procura della Repubblica di Spoleto, attraverso il pubblico ministero Alessandro Tana, sta approfondendo le circostanze dell’incidente per verificare l’eventuale inosservanza delle norme sulla sicurezza nei lavori in quota.

Nel registro degli indagati figurano la proprietaria dell’azienda dove si è verificato l’incidente, un dipendente dello stabilimento e il fratello della vittima.

Quest’ultimo era socio di Biselli nell’impresa edile che i due gestivano insieme e ricopriva anche il ruolo di responsabile della sicurezza.

L’iscrizione nel registro degli indagati non implica l’accertamento di responsabilità, che dovranno essere eventualmente dimostrate nel corso del procedimento.

Autopsia depositata: morte causata dai traumi della precipitazione

Un passaggio importante dell’inchiesta riguarda gli esiti dell’esame autoptico, recentemente depositati dal medico legale Massimo Lancia, professore dell’Università degli Studi di Perugia.

L’incarico era stato conferito dalla Procura il 24 agosto, pochi giorni dopo l’incidente.

La relazione conferma che il decesso del muratore è stato provocato dai gravissimi traumi riportati nella caduta da circa otto metri di altezza.

In particolare, gli accertamenti hanno individuato un quadro di politrauma con lesioni prevalenti alla testa e al torace.

L’esame medico-legale ha inoltre escluso la presenza di lesioni riconducibili ad aggressioni da parte di altre persone.

Non sono state individuate neppure patologie preesistenti che possano aver contribuito al decesso.

Le conclusioni dell’autopsia stabiliscono quindi un rapporto diretto tra la precipitazione e la morte di Biselli, senza individuare cause alternative.

La perizia, tuttavia, non determina le eventuali responsabilità relative alla sicurezza del luogo di lavoro.

Il cedimento del lucernario e la caduta da otto metri

L’incidente si era verificato nella mattinata del 18 agosto, all’interno di un capannone situato in via della Nave Vecchia, a Deruta.

Biselli era stato chiamato dalla titolare dell’attività per verificare alcune infiltrazioni d’acqua comparse dopo il maltempo del giorno precedente.

Una volta raggiunta la copertura dell’edificio, il muratore si era diretto verso l’area da controllare, distante circa venti metri dal punto utilizzato per salire.

Durante lo spostamento, un lucernario traslucido aveva ceduto sotto il suo peso, provocando la caduta all’interno dello stabilimento.

Il sessantenne aveva attraversato anche il controsoffitto realizzato in pvc e vetroresina, prima di raggiungere il pavimento della sala esposizione, nei pressi dell’ingresso degli uffici.

L’impatto, avvenuto dopo un volo di circa otto metri, si era rivelato fatale.

L’accesso al tetto attraverso un carrello elevatore

Uno degli elementi al centro degli accertamenti riguarda il sistema utilizzato per raggiungere la copertura industriale.

Secondo la ricostruzione finora effettuata, per consentire la salita era stata predisposta una struttura provvisoria composta da un carrello elevatore, tre cassoni metallici sovrapposti e una scala in alluminio.

La scala, lunga circa tre metri e mezzo, era stata collocata sopra l’ultimo contenitore metallico.

Un operaio dell’azienda avrebbe aiutato Biselli durante l’accesso al tetto.

Questa modalità di salita costituisce uno degli aspetti sui quali si concentrano le verifiche investigative.

La Procura dovrà accertare se fossero state predisposte misure adeguate per prevenire il rischio di caduta dall’alto, sia durante l’accesso alla copertura sia negli spostamenti sulla superficie del capannone.

La valutazione riguarderà anche l’eventuale presenza di protezioni in corrispondenza dei lucernari.

I soccorsi dopo l’incidente nello stabilimento

A dare l’allarme era stata una dipendente dell’azienda, incaricata delle attività di primo soccorso.

La donna aveva sentito un forte rumore provenire dalla zona della sala esposizione e, raggiunto il luogo dell’impatto, aveva trovato il muratore a terra, con una lastra della copertura sopra il corpo.

Dopo aver verificato la presenza del battito cardiaco, aveva richiesto l’intervento del 118.

Un medico che si trovava casualmente nello stabilimento aveva iniziato le manovre di rianimazione.

I carabinieri erano arrivati intorno alle 9:50, mentre il personale sanitario aveva raggiunto l’azienda poco dopo, intorno alle 10.

Nonostante i tentativi di soccorso, per Biselli non era stato possibile evitare il decesso, constatato alle 10:46.

Sicurezza sul lavoro, cosa deve chiarire l’inchiesta

La relazione autoptica rappresenta un elemento fondamentale per stabilire la causa della morte, ma lascia aperto il tema delle responsabilità.

Il medico legale ha infatti precisato che la verifica delle misure di prevenzione e protezione contro le cadute dall’alto non rientra nelle valutazioni medico-legali.

Gli investigatori dovranno quindi approfondire l’organizzazione dell’intervento, le condizioni della copertura e le procedure adottate per consentire al muratore di lavorare sul tetto.

Particolare attenzione sarà riservata ai dispositivi di sicurezza eventualmente disponibili e alle responsabilità dei soggetti coinvolti nell’attività.

L’obiettivo dell’inchiesta è stabilire se la tragedia potesse essere evitata attraverso il rispetto delle prescrizioni previste per i lavori in quota.

La vicenda giudiziaria coinvolge anche i legali Luca Valigi, Alessandro Vesi, Michela Alunni, Donatella Donati e Stefano Goretti.

Con il deposito dell’autopsia, gli accertamenti proseguono per ricostruire le condizioni nelle quali Aldo Biselli aveva effettuato l’intervento e chiarire le eventuali responsabilità delle tre persone indagate.

Redazione

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