Violenza sessuale, Cgil Umbria chiede di ripartire dal testo della camera

top al ddl Bongiorno in commissione: sindacati sottolineano il ruolo delle mobilitazioni

Il disegno di legge sulla violenza sessuale torna al centro del confronto parlamentare con un cambio di scenario: il ddl Bongiorno non è più il riferimento principale dopo la decisione della Commissione Giustizia del Senato di istituire un comitato ristretto per arrivare a una sintesi. A commentare la svolta sono le segretarie confederali della Cgil Umbria, Maria Rita Paggio e Stefania Cardinali, che sottolineano come il risultato sia legato anche alle mobilitazioni di associazioni e realtà impegnate sul tema.

“Il ddl Bongiorno, al centro delle contestazioni di questi mesi, non è più il riferimento del confronto parlamentare. È un primo risultato importante, che arriva anche grazie alla mobilitazione delle donne, dei centri antiviolenza, delle reti femministe”, hanno dichiarato le rappresentanti sindacali, evidenziando il peso del dibattito pubblico nella ridefinizione del percorso legislativo.

Secondo la Cgil Umbria, il punto di partenza per una nuova fase di confronto deve essere il testo già approvato all’unanimità alla Camera dei deputati. Tale impostazione si fonda sul principio del consenso libero e attuale, considerato centrale nella definizione normativa della violenza sessuale e ritenuto un riferimento essenziale sul piano giuridico.

“Anche noi, come le opposizioni, crediamo che l’unico terreno serio di discussione sia il testo approvato all’unanimità a Montecitorio”, spiegano Paggio e Cardinali, sottolineando che qualsiasi deviazione da questo impianto rischia di generare norme ambigue o meno efficaci nella tutela delle vittime.

Nel corso del dibattito è stata criticata in particolare l’ipotesi di introdurre formulazioni alternative, come quella della “volontà contraria”, ritenuta meno chiara rispetto al principio del consenso. Le segretarie evidenziano come un approccio di questo tipo potrebbe comportare un arretramento sul piano dei diritti e delle garanzie.

“Quando si parla di violenza sessuale non si può tornare indietro, con formule più ambigue e più deboli”, hanno ribadito, richiamando la necessità di una normativa coerente con il lavoro svolto negli anni da centri antiviolenza e associazioni.

Nel loro intervento, le esponenti della Cgil pongono l’accento anche sulla dimensione culturale e sociale della questione, sottolineando come la tutela della libertà e dell’integrità delle donne richieda norme chiare e avanzate, capaci di rispondere alle esigenze emerse nel contesto contemporaneo.

“Sul corpo e sulla libertà delle donne non sono accettabili mediazioni al ribasso”, concludono, evidenziando la richiesta di una legge che rafforzi la protezione delle vittime e riconosca pienamente il principio del consenso.

Redazione

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