Sono 140 i focolai ufficialmente accertati di “lingua blu” in Umbria, con 1.055 ovini e sei bovini deceduti. I dati aggiornati sono stati forniti dall’assessora regionale Simona Meloni, nel corso della seduta dell’Assemblea legislativa, in risposta a un’interrogazione presentata dal consigliere Nilo Arcudi (Tp-Uc). La situazione, ha spiegato Meloni, resta sotto controllo ma continua a destare preoccupazione nel comparto zootecnico regionale, soprattutto nelle province di Perugia e Terni.
La diffusione della febbre catarrale degli ovini (bluetongue) ha colpito duramente numerosi allevamenti umbri, causando danni economici significativi e ostacolando la movimentazione del bestiame. Nonostante la vaccinazione non sia obbligatoria, circa 260 allevatori hanno deciso di sottoporre i propri capi al vaccino disponibile, di tipo sierotipo 8, individuato come efficace nei confronti del ceppo circolante.
Dal 30 settembre gli allevatori potranno presentare le richieste per gli indennizzi, secondo quanto annunciato dall’assessora. Le misure economiche previste comprendono 250 euro a capo bovino e 70 euro a capo ovino deceduto, ma lo stesso assessorato ha riconosciuto che si tratta di contributi limitati: “Ci rendiamo conto che l’indennizzo è basso, ma non possiamo fare altrimenti”, ha dichiarato Meloni.
La Regione ha stanziato un fondo straordinario da un milione di euro attraverso Gepafin per rispondere all’emergenza, pur in assenza di riconoscimento ministeriale. Infatti, dal 2025 la “lingua blu” sarà classificata come malattia endemica, ma attualmente non rientra nella fascia A, e quindi non è considerata emergenza sanitaria nazionale, motivo per cui non sono previsti strumenti economici diretti da parte del Governo centrale.
“Abbiamo attivato fin da subito un canale informativo online e il coinvolgimento del servizio veterinario, dell’assessorato alla sanità e dell’Istituto Zooprofilattico”, ha spiegato Meloni, aggiungendo che la Regione ha avviato incontri costanti con gli allevatori e i sindaci dei territori più colpiti, garantendo anche interlocuzioni regolari con le associazioni di categoria.
Nel dettaglio, l’interrogazione di Arcudi ha chiesto chiarimenti su:
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Numero e distribuzione dei focolai per provincia e comune
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Presenza di un piano regionale di emergenza
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Quantità di dosi vaccinali disponibili e criteri di distribuzione
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Possibili richieste al Governo per lo stato di calamità
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Strumenti regionali per l’assistenza economica agli allevatori
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Attivazione di canali tecnici e informativi in collaborazione con ASL e associazioni
“La profilassi non può ricadere solo sugli allevatori”, ha sottolineato Arcudi in Aula, auspicando una maggiore centralizzazione delle decisioni regionali attraverso una cabina di regia dedicata. L’intervento di Meloni, tuttavia, è stato definito “completo” dallo stesso consigliere, che ha riconosciuto la chiarezza della risposta e l’importanza del lavoro di monitoraggio in corso.
La Regione, infine, ha confermato la disponibilità ad estendere il periodo di indennizzo nel caso in cui la situazione epidemiologica dovesse peggiorare nei prossimi mesi. Una decisione che sarà valutata sulla base dell’andamento dei nuovi casi e dei dati raccolti attraverso i canali ufficiali.
La questione della lingua blu resta quindi aperta, con un bilancio già pesante per il comparto agricolo umbro e la necessità di una gestione strutturata a livello regionale, in assenza di un supporto nazionale diretto.
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