Diffamazione aggravata a mezzo social nei confronti della Polizia locale di Città di Castello: questa l’accusa formulata dalla Procura della Repubblica di Perugia nei confronti di due uomini – un albanese di 30 anni e un tifernate di 68 – indagati per i commenti pubblicati su Facebook nel marzo 2024. Ne riferisce Umbria24.
L’avviso di conclusione delle indagini preliminari è stato notificato nelle scorse ore, formalizzando così un’inchiesta avviata dopo la pubblicazione di una notizia intitolata «Polizia locale in prima linea nella promozione della sicurezza stradale».
A far scattare l’indagine sono stati due commenti ritenuti lesivi e diffamatori. Il primo indagato avrebbe scritto frasi del tipo: «Se mi fermano li prendo pure a schiaffi», mentre il secondo avrebbe ironizzato: «In prima linea per fare le multe». Entrambe le dichiarazioni, secondo il pubblico ministero Franco Bettini, hanno leso la reputazione e il decoro professionale degli agenti della Polizia locale.
Nell’atto di chiusura delle indagini si legge che i commenti hanno offeso pubblicamente il Corpo, diffondendo un messaggio denigratorio attraverso un mezzo a vasta portata come la rete Internet, con la conseguenza di una rapida e ampia condivisione tra gli utenti.
Secondo l’ipotesi accusatoria, le frasi pubblicate dai due indagati hanno travalicato il diritto di critica o di libera espressione del pensiero, per trasformarsi in offese dirette e gratuite. L’obiettivo non sarebbe stato una riflessione sul ruolo delle forze dell’ordine, ma una delegittimazione personale e professionale degli agenti, in violazione dell’onore e della reputazione di un corpo pubblico.
Il pubblico ministero ha quindi ritenuto sussistenti gli estremi per la diffamazione aggravata, data la natura pubblica del mezzo utilizzato (Facebook) e la destinazione collettiva del messaggio offensivo, che ha raggiunto una platea ampia e indifferenziata.
Con la chiusura delle indagini preliminari, ai due uomini è ora concessa la possibilità di presentare memorie difensive o chiedere di essere ascoltati. In assenza di ulteriori elementi o richieste da parte degli indagati, la Procura potrà procedere con la richiesta di rinvio a giudizio.
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