Ranucci a Città della Pieve: “Quella volta che dopo Gladio…” (VIDEO)

Il conduttore di Report ha conquistato il pubblico di Città della Pieve con i racconti di una vita dedicata al giornalismo d’inchiesta.

Teatro degli Avvaloranti di Città della Pieve stracolmo nel pomeriggio di ieri per l’evento di presentazione del libro “La scelta” scritto da Sigfrido Ranucci, vicedirettore di Rai 3 e conduttore di Report. Oltre un’ora di racconti su inchieste negate o trasmesse solo in parte e sulla libertà di fare giornalismo d’inchiesta, condizione sempre più difficile in Italia.

A dialogare con lui, per l’iniziativa organizzata dal presidio Articolo 21 i colleghi Elda Cannarsa e Carmine Pugliese.

Tra i racconti più toccanti, le memorie dei reportage nei teatri delle grandi tragedie umane: l’odore dolciastro di morte dopo lo tsunami nell’Oceano Indiano, le scarpe bruciate dei bambini a Sarajevo, la polvere delle macerie dell’11 settembre.

Ranucci ha ripercorso anche le tappe cruciali della sua carriera, dai primi anni a Rainews24 sotto la direzione di Roberto Morrione, all’inchiesta sulla strage di Fallujah e l’uso del fosforo bianco, passando per il crac Parmalat e la scoperta del “tesoro di Tanzi”. Non sono mancati aneddoti sui tentativi di screditarlo, come la costruzione di dossier falsi durante l’inchiesta su Renzi.

O come proprio durante le inchieste con Morrione: “Quando ero al Tg1 lavoravo con Roberto Morrione a capo della cronaca. Facemmo otto inchieste su Gladio l’organizzazione paramilitare di cui il presidente del Consiglio Andreotti fu costretto a riferire in Parlamento. Di quei servizi ne mandammo in onda tre, gli altri non furono mai trasmessi. Morrione fu rimosso e con lui il direttore del TG1 Nuccio Fava. Al suo posto arrivò l’uomo giusto…Bruno Vespa”.

Il giornalista ha raccontato anche episodi che mostrano l’importanza del caso e della creatività nell’inchiesta, come l’incontro decisivo con un tassista, ex guardia del corpo, o la strategia vincente che gli permise di smontare le accuse mosse dall’ex sindaco di Verona, Flavio Tosi, da cui scaturirono ben diciannove querele, tutte archiviate.

Con determinazione, Ranucci ha ribadito che, nonostante le difficoltà e gli attacchi, la Rai resta l’ultima roccaforte per il giornalismo d’inchiesta: “Il capo scorta mi dice sempre che la protezione mi serve più in Rai che fuori”, ha ricordato ironicamente. A testimonianza delle pressioni subite, ha citato i 198 procedimenti legali accumulati, tra denunce e richieste di risarcimento danni, da parte di potenti come il ministro Urso.

Tra episodi drammatici e momenti paradossalmente comici, come l’essere stato etichettato come “nemico del Cremlino” dal ministro russo Lavrov, Sigfrido Ranucci ha mostrato una straordinaria capacità narrativa e una memoria prodigiosa, regalando al pubblico un incontro intenso e autentico.

 

Redazione

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