Una Basilica di San Francesco gremita ha fatto da cornice alla commossa messa di suffragio per Papa Francesco, celebrata dal vescovo Domenico Sorrentino. Una celebrazione intensa, spirituale e carica di significato per Assisi, città che ha accolto più volte il Pontefice argentino e che ora lo saluta come un figlio che torna alla casa del Padre.
Un legame profondo tra Francesco e Assisi
“Il papa che ha dimostrato un grande affetto per Assisi”, lo ha definito fra Marco Moroni, custode del Sacro Convento, aprendo un ricordo carico di affetto e riconoscenza. Sorrentino, nell’omelia, ha sottolineato come Papa Francesco fosse percepito dalla comunità come uno di famiglia, per la frequenza delle sue visite e per il legame simbolico e spirituale che lo univa al Santo di cui portava il nome. “Ha fatto suo il programma del Poverello”, ha ricordato il vescovo, e ha cercato di incarnarne i valori, rendendo la scelta del nome un impegno concreto e radicale.
L’eredità spirituale di un pontificato
Prendere il nome di Francesco, gigante della spiritualità cristiana, è stata una scelta impegnativa, ha rimarcato Sorrentino. “Sembrava quasi troppo per un Papa”, ma Bergoglio ha saputo affrontarla con coerenza evangelica, proponendo un modello di Chiesa povera, vicina agli ultimi e attenta all’umanità ferita. Ha rilanciato l’attualità di Francesco d’Assisi come santo della pace, dell’ecologia, dell’economia giusta, temi che hanno plasmato iniziative come l’Economy of Francesco, appello globale ai giovani per un’economia più umana.
Il ricordo delle visite e l’incontro con i poveri
Durante l’omelia, Sorrentino ha evocato il primo incontro con Papa Francesco nel 2013, quando il Pontefice celebrò la messa nella piazza inferiore della Basilica. In quella visita, rimasero impresse le sue parole sul rischio di “tirare per la giacca Francesco”, riducendolo a un’icona senza coglierne la profondità profetica. E poi il gesto simbolico e potentissimo del pranzo con i poveri, esperienza di condivisione reale e non simbolica, coerente con la sua visione pastorale.
La santità come vocazione possibile per tutti
Monsignor Sorrentino ha esortato i fedeli a non avere paura della santità, ricordando che ognuno ha un ruolo e una vocazione. Ha sottolineato come l’esempio di Papa Francesco sia stato quello di chi “ha fatto di tutto per mostrarci cosa significa seguire Gesù con coerenza”. In questa prospettiva, il vescovo ha evocato la figura di Carlo Acutis, giovane beato di Assisi, come esempio di una Chiesa che guarda al futuro con speranza, con “il gigante e il bambino che fanno squadra insieme”.
Un nuovo inizio per la Chiesa
Infine, uno sguardo al domani: “Ora la Chiesa si apre a una speranza nuova”, ha concluso Sorrentino, sottolineando la necessità di uno scatto collettivo, una spinta a portare avanti l’eredità di Papa Francesco. “Ha tracciato un cammino”, ha detto il presule, “ora tocca a noi percorrerlo, come anche il Santo di Assisi chiese ai suoi discepoli”.
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