Caporalato tra Umbria e Toscana: dieci indagati per sfruttamento della manodopera

La Procura di Perugia indaga su un presunto sistema illecito nelle campagne: alloggio degradante, paghe irregolari e minacce ai lavoratori

Un’indagine della Procura di Perugia ha portato all’iscrizione di dieci persone nel registro degli indagati, accusate a vario titolo di sfruttamento del lavoro, intermediazione illecita e caporalato. I fatti riguardano un presunto sistema illecito radicato nelle campagne umbre e toscane, dove manodopera straniera veniva reclutata e impiegata in condizioni gravemente degradanti.Ne riferisce Umbria 24.

L’inchiesta è partita tra ottobre 2022 e gennaio 2023, grazie al lavoro congiunto del Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro e ad alcune perquisizioni che hanno portato al sequestro di documentazione, conti correnti e corsi di formazione fittizi. La prossima tappa sarà l’udienza preliminare davanti al GUP di Perugia, fissata per il 19 giugno, dove si deciderà sull’eventuale rinvio a giudizio.

Lavoro nei campi: turni estenuanti e diritti negati

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, alcuni degli indagati – con ruoli differenti all’interno delle aziende agricole coinvolte – avrebbero reclutato lavoratori stranieri, molti dei quali in situazione di irregolarità sul territorio italiano, per impiegarli senza contratto, in condizioni lesive della dignità umana: turni massacranti, retribuzioni ben al di sotto dei minimi contrattuali, nessun rispetto delle norme sulla sicurezza e sistemazioni alloggiative fatiscenti.

“Venivo pagato poco o niente e dormivo in un casolare senza acqua né luce”, avrebbe dichiarato uno dei lavoratori coinvolti. La sua testimonianza ha rappresentato la scintilla che ha fatto partire l’indagine, supportata da numerosi elementi probatori raccolti durante le indagini.

Le accuse: caporalato, riciclaggio e falso

L’impianto accusatorio prevede diverse fattispecie di reato, tra cui: intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, impiego di denaro e beni di provenienza illecita, riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori, falso ideologico e uso di atto falso, tentata truffa.

Al centro dell’inchiesta vi sarebbe un sistema organizzato, con ruoli ben definiti, in cui imprenditori agricoli, prestanome e complici avrebbero approfittato della fragilità e vulnerabilità dei lavoratori stranieri.

La denuncia e le minacce

Il caso è emerso anche grazie alla denuncia di un lavoratore nigeriano, regolarmente presente in Italia, assistito dall’avvocato Francesco Di Pietro. L’uomo ha raccontato di essere stato impiegato per circa 15 giorni senza contratto, sottoposto a carichi di lavoro pesanti e mai retribuito. A peggiorare la situazione, anche le minacce ricevute quando ha chiesto il pagamento del compenso.

Le sue dichiarazioni hanno permesso di fare luce su una rete di sfruttamento sistematico, che avrebbe messo a rischio la salute e la dignità di decine di lavoratori, spesso sprovvisti di formazione e dispositivi di protezione individuale.

Redazione

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